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Il Fiore eterno. Vol 1:

"Custodi della Luce"
di Tanja Sartori

Titolo: CUSTODI DELLA LUCE
Autore:
Tanja Sartori 
Genere: Fantasy
Editore: Zerounoundici Edizioni
Collana: Selezione
Pagine: circa 288
Prezzo: 115,40 euro

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DESCRIZIONE


"Guardati dall'ultima luna d'inverno.."

Ormai il tempo è giunto, la profezia rivelata. L'Impero vacilla. Il Fiore di Luce è la preda più ambita, ma anche la sola salvezza. Il viaggio ha inizio.

Non si sapeva chi fossero finché il destino non li scelse. Nessuno di loro conosceva la verità, nessuno di loro conosceva il vero potere.

Nessuno si aspettava che i Custodi della Luce sarebbero ritornati.

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Tanja Sartori

 

 

I Custodi della Luce

 

 

INDICE

 

PROLOGO      3

 

LIBRO PRIMO:  6

PRIMA STELLA – LA PIETRA ROSSA   8

1. L’Ultima Luna d’Inverno            8

2.  La Caduta    10

3. Una Missione    13

4. Fuoco    15

5. Destino    17

 

SECONDA STELLA – LA PIETRA AZZURRA  

1. Il Bosco del Sonno    19

2. Dovere    21

3. Ghiaccio    24

4. Braccati  26

5. Il Sogno    29

 

INTERLUDIO - LE PROVE DELLA STELLA  

1. La Nera Sorella    32

2. Prima Prova - I Demoni della Tomba  35

3. Seconda Prova - I Demoni della Morte  37

4. Terza Prova - I Demoni del Nulla  39

5. Quarta Prova - I Demoni della Notte  40

 

TERZA STELLA – LA PIETRA NERA  

1. Odio e vendetta    42

2. Sotto l’ombra della notte  45

3. Dolore    48

4. Segreti e tradimenti  50

5. La Profezia dei Sette  52

 

QUARTA STELLA – LA PIETRA VERDE 

1. Prigionieri  55

2. I Demoni della Foresta  57

3. Il Tempio del Sole    60

4. Nel Pozzo    62

5. Presenze Oscure    64

 

LIBRO SECONDO:  67

QUINTA STELLA – LA PIETRA GIALLA  

1. Libero Arbitrio    69

2. Sentimenti Taciuti  71

3. Separazione    73

4. Verso il Sole    75

5. Terra    77

 

SESTA STELLA – LA PIETRA VIOLA  

1. La pietra del Tradimento  79

2. Il Sole    82

3. Battaglia al Tempio    84

4. La Trappola e l’Inganno  87

5. Confessioni  89

 

ANNO 655 – LA CALATA DELLE OMBRE 

1. Prima Ombra – La Paura  92

2. Seconda Ombra - La Debolezza  95

3. Terza Ombra - La Perversione  96

4. Quarta Ombra - La Morte  99

5. Quinta ombra - L’Abbandono  101

 

SETTIMA STELLA – LA PIETRA BIANCA  

1. Bambole    104

2. La Cattura    107

3. Il Piano    110

4. Fiducia    112

5. Silenzio di Morte    115

 

IL SOLE DAI SETTE COLORI - IL FIORE DI LUCE

1. Risveglio    118

2. Le Cinque Costellazioni 121

3. Luce    123

4. Tornare Indietro    126

5. Partenze    129

 

 


 

 

 

 

 

 

 


Era Bluand , Anno Conosciuto 689

 

Alla nostra Imperatrice Eleonore

Anno di regno Primo

 

 

 

A te che sei il vero Sole del Mondo di Luce, perché le parole non si perdano nel vento, perché conosca le tue radici.

 

Riporto qui di seguito le cronache di Abhyss così come mi è stato possibile e utile conoscere.

 

Poiché egli trascrive solo i fatti, queste sono le emozioni che posso ancora sentire prima che la mia coscienza si perda nell’infinito e nell’assoluto.

 

 

Lisa Kyorakasa

 

 

Esiste una stanza buia in cui tutto questo è scritto…

 



PROLOGO

 

Era Bluand, Anno Conosciuto 665

Imperatore Christopher, Anno di Regno X°

Ultimi giorni del mese III

 

 

La notte era nera, l’indomani sarebbe stata luna nuova.

Una figura oscura si muoveva con incedere solenne lungo i tetri corridoi.

Imboccò le scale e scese fin nei sotterranei, attraversò le prigioni tra i lamenti dei carcerati, incatenati e agonizzanti nel buio e nel sudiciume, ma li ignorò, lasciando loro i topi come unica compagnia, e scese di nuovo, nelle segrete, nel luogo più profondo e buio, più freddo e umido dell’intero castello.

Si fermò di fronte a una porta di legno, che sembrava marcire davanti ai suoi occhi, girò la chiave nel lucchetto arrugginito e tolse il catenaccio.

C’era poca aria, si respirava a fatica con quel soffio di ossigeno che veniva dai fori nella parte alta delle pareti.

Non c’era luce che non provenisse dalla sua torcia.

Illuminò un angolo dell’angusta cella, un vestito una volta bianco e ora lurido, una donna accovacciata con compostezza sul pavimento melmoso.

La illuminò, e lei parve riflettere quel bagliore con una luce tutta sua, bianca e pura, incredibilmente e inequivocabilmente bella, e delicata, e immortale come solo lei poteva essere.

I lunghi capelli castani, umidi che le incorniciavano il viso e quei suoi occhi grigi e penetranti, così naturalmente vivi e brillanti, i lineamenti morbidi e senza tempo.

Lui si sentì stringere il cuore, come poche volte succedeva, e lottò con quella sensazione per mantenere la sua freddezza. -Eterna!- Sussurrò,
-Come ti trovi nel tuo bell’alloggio?-

La donna continuò a fissarlo col suo sguardo di pace perenne e rispose con voce appena percettibile: -Mi trovo come sempre, da questi anni, e non conosco dolore e malattie, ma comunque ti ringrazio per la tua umana compassione. So perché sei qui, ma è giusto che sia tu a porre le domande.-

Lui proseguì: -Sai anche che ho intenzione di ritrovare le pietre che compongono il Fiore di Luce. Ti ostini ancora a non volermi rivelare dove sono e come troverò i predestinati?-

-Farquhar, sai che non mi è concesso rivelare il futuro agli uomini, da tanto questo è mutevole, ma puoi conoscere il presente e così sapere che l’ultima luna d’inverno è giunta al termine e la profezia sta per avverarsi.-

-Vuol dire che sono sulla strada giusta, e questo è il momento! Molto bene!- Esclamò Zarkon compiaciuto.

-Non gioire delle disgrazie di questo mondo, poiché nuove vite saranno sacrificate e ancora non sanno a cosa vadano incontro.-

Zarkon perse la pazienza: -Sono stanco di questo tuo blaterare frasi solenni, conquisterò il mondo anche senza le tue inutili chiacchiere e tu resterai a guardare come hai sempre fatto e marcirai qua sotto per il resto dei tuoi giorni!- Disse andandosene, sbattendo la porta e rituffandola nell’oscurità.

-Per l’eternità io resterò a guardare,- rispose la donna sussurrando,
-perché Eterna è il mio nome; conoscere passato, presente e futuro è il mio dovere fino alla fine dei tempi e finquando la luce bagnerà questo mondo. Io morirò solo dopo la speranza, quando anche l’ultima pagina sarà scritta e quando tu, Lord Farquhar Zarkon, non sarai altro che un soffio di vento.-

Ma ormai Zarkon era troppo lontano per ascoltare quelle parole, che morirono nel buio, come tutte le parole importanti.


 

 

 

 

 

 

 

I Custodi della Luce

 


 

 

LIBRO PRIMO

 

 

 

I PREDESTINATI

 



PRIMA STELLA – LA PIETRA ROSSA

 

 

1. L’Ultima Luna d’Inverno

 

Nel rosso del tramonto il battito del suo cuore sembrava amplificarsi.

Kyra era con le spalle al muro.

Il vicolo era troppo stretto e due mutanti le sbarravano il passaggio da entrambi i lati. Il terzo si avvicinò con un ghigno disgustoso stampato in faccia: -Bambolina dove va tutta sola? Tu diverte con noi!- Questo era il suo picco massimo di familiarità con la lingua dell’Impero.

Anche gli altri due avanzarono. Al buio era difficile distinguere il loro aspetto mostruoso, gli occhi porcini, completamente neri, e le zanne da cinghiale che sporgevano dal muso, al contrario il loro tanfo era fin troppo nitido nell’aria gelida di fine inverno.

-Vi consiglio di starmi lontani!- Gridò Kyra, cercando di mantenere la voce ferma. Mise la mano sull’elsa della spada.

Il cuore le martellava sempre più forte in testa, il sangue le ribolliva nelle vene annebbiandole la vista, sapeva che se non si fosse controllata sarebbe successo, e non era ancora il momento di scoprirsi, ora che si trovava lontana dalla protezione delle ninfe e così vicina alla Corte Imperiale.

Doveva andarsene da lì.

Iniziò a correre verso uno dei mutanti, illudendosi che se fosse stata abbastanza veloce sarebbe riuscita a sfuggirgli e uscire sulla strada principale, dove i soldati di ronda stavano accendendo le torce per illuminare la via nel buio della notte. Ma il vicolo era veramente troppo stretto e il mutante le sbarrò la strada. La afferrò per un braccio e la spinse contro la parete.

Kyra gridò.

 

* * *

 

Jonathan era arrivato sull’Isola Imperiale solo quella mattina con la scorta reale del Regno della Cascata, ed ora, finalmente, si trovava a camminare per le vie della Città Imperiale. Sinceramente non sapeva perché all’improvviso gli fosse venuta voglia di farsi un giro anziché restare a riposarsi a Corte negli appartamenti che erano stati allestiti per i Consiglieri e per le loro guardie, ma in fondo gli piaceva ostentare la sua uniforme con lo stemma della casata Silverfight sul petto, l’immagine stilizzata di una cascata: il suo ordine era tanto prestigioso da essere riconosciuto in tutto il Mondo di Luce, era una specie di insegna provocatoria per gli attaccabrighe.

Le botteghe stavano chiudendo, i mercanti raccoglievano le loro mercanzie, le locande iniziavano a riempirsi di viaggiatori, o soldati, o strane figure.

Anche se l’Isola avrebbe dovuto essere un posto sicuro, data la stretta vigilanza dell’esercito Imperiale, dalla riapertura delle rotte che attraversavano il Mare di Luce, ad ovest, in occasione dell’Alto Consiglio, tenere sotto controllo chi arrivava nei porti principali era diventato più difficile, c’era il rischio che qualcuno di poco raccomandabile sbarcasse per combinare qualche guaio. Vista la situazione di tensione tra i vari regni non ci sarebbe stato da stupirsi se tra i rappresentanti giunti a Palazzo qualcuno non avesse più fatto ritorno a casa…

Addirittura gli era sembrato di vedere alcuni mutanti al porto e ormai era risaputo che dove c’erano quei bestioni succedeva sempre qualcosa di spiacevole. Come in risposta ai suoi pensieri, all’improvviso sentì dei rumori provenire da un piccolo vicolo laterale.

-Lasciami andare brutto bestione!- Era la voce di una ragazza.

Uno dei mutanti la stava spingendo contro il muro sgretolato, mentre gli altri se la ridevano. Jonathan si avvicinò silenzioso.

La ragazza fece un movimento brusco che le scostò il mantello nero dal fianco e la luce rossa del tramonto si rifletté su qualcosa di metallico.

L’elsa di una spada.

Mai vista una donna con una spada, almeno, non dalle sue parti.

Decise che era ora di intervenire: -Ehi, ragazzi, posso unirmi alla festa?-

I tre si voltarono con un grugnito sincronizzato.

Lei approfittò della distrazione per sferrare un calcio nelle parti basse a quello che la tratteneva. Questi si piegò in due e di riflesso allentò la presa, così che lei poté sfuggirgli, ma solo per poco, infatti l’altro l’afferrò subito al volo.

Il terzo, assicuratosi che la loro preda fosse ancora lì, si rivolse a Jonathan: -Sparire moccioso, tu vole noi diverte anche con te?- Fece qualche passo avanti, -Tu è proprio carino, bel biondino, sa?-

Jonathan estrasse la spada provocandolo: -Allora vieni a giocare con me.-

Il mutante, con un ghigno, mise mano alla sua arma e si avventò contro di lui. Ma non fece neppure in tempo a vederlo: Jonathan con due rapidi movimenti aveva già parato il suo attacco e gli aveva infilato nello stomaco la lama d’acciaio temprato, forgiata dai migliori fabbri dell’Impero, la spada che era stata di suo padre e suo fratello prima di lui.

Estrasse l’arma dal corpo del bestione facendo leva con una gamba e scaraventandolo a terra.

Il secondo mutante emise un urlo furioso e fece per attaccare Jonathan quando ad un tratto si bloccò, emise un rantolo e franò al suolo di faccia.

Il ragazzo lo guardò stupito, ma poi vide la freccia che gli spuntava come un ornamento grottesco da dietro la schiena, allora levò lo sguardo e seguì la traiettoria: di fronte a lui c’era un tipo piuttosto alto e robusto, con la pelle scura come l’ebano, che teneva ancora saldamente l’arco nella mano sinistra.

“E’ piuttosto affollato qui, stasera.” Pensò Jonathan tra sé e sé.

Mentre il terzo mutante, quello che tratteneva la ragazza, osservava la scena con un’espressione, più che stupita, completamente stupida, la ragazza si ritrovò con un braccio libero. Senza esitare afferrò l’elsa e con il movimento di estrazione della spada gli squarciò la gola.

Il mutante sgranò gli occhi ed emise un gorgoglio. Mentre lei stava per colpirlo di nuovo, Jonathan la afferrò per un braccio: -Ci siamo divertiti abbastanza per stasera, meglio non attirare troppo l’attenzione. Sei tutta intera?- Le chiese, poi si rivolse al tipo che l’aveva aiutato: -Grazie, amico, anche se non era necessario.-

Lo straniero si avvicinò: -Comunque adesso è meglio andarcene da qui, o avremo dei guai.-

Jonathan si rivolse di nuovo alla ragazza: -Dove sei diretta, ti possiamo scortare?- Le stava ancora tenendo il braccio, questa reagì di scatto spingendolo contro il muro di una vecchia casa e premendogli la lama della spada, ancora insanguinata, sulla gola. -Come ti permetti!- Poi rivolse lo sguardo al tipo dalla pelle scura e gli intimò: -Non muoverti o gli faccio fare la fine del mutante!-

Lei era così vicina che Jonathan poteva sentire il suo respiro, persino i battiti del suo cuore, e, anche se la luce era poca e distingueva a malapena i tratti del suo volto, si accorse che non era solo carina, era terribilmente bella.

Deglutì: -Ehi, ti faccio presente che ti abbiamo appena salvato la pelle!-

-Figuriamoci! Me la sarei cavata benissimo anche senza che voi vi impicciaste! Ora me ne vado e non azzardatevi a seguirmi!-

-D’accordo, come vuoi, però adesso che ne dici di togliermi questa lama dal collo?-

Lei allentò la presa con cautela e fece per allontanarsi, indietreggiando con la spada sguainata e tenendo d’occhio entrambi.

Jonathan ristette qualche istante, c’era qualcosa dentro di lui che gli impediva di lasciarla andare via così. La seguì per un tratto.

Uscì sulla strada principale, i fuochi accesi dalle guardie segnavano il percorso. -Aspetta,- la fermò, -non pretendiamo un grazie, ma non so neppure il tuo nome, e poi non te ne vorrai andare in giro da sola di notte? E’ pericoloso, cioè, desteresti sospetto…-

Lei si voltò spazientita: -Non sono affari che vi riguard…- poi si bloccò, come paralizzata.

Lui era fermo sotto un braciere e la fiamma lo illuminava quasi interamente. Sì, era un bel ragazzo, ma non era quello che aveva attirato la sua attenzione: era lo stemma sul suo petto.

-La cascata…- Alzò lo sguardo sul suo volto, nei suoi occhi; la luce era quella che era, ma probabilmente erano dello stesso colore dei suoi, il colore del cielo in piena estate. -Ma tu chi sei?-

Jonathan esitò un attimo, forse per il tono della domanda, forse per la sua espressione quasi sconcertata, per non dire spaventata, poi rispose: -Mi chiamo Jonathan Silverfight, vengo dal Regno della Cascata. E tu? Posso sapere almeno il tuo nome?-

-Kyra.- Rispose, e poi iniziò a correre nella notte, si infilò in un vicolo e Jonathan perse le sue tracce.

Si voltò verso lo straniero dalla pelle scura: -Strana serata...-

Questi sorrise e gli tese la mano:

-Krisantha Wasa.-

-Come?- Jonathan era soprappensiero.

-Krisantha Wasa, è il mio nome. Vengo dal Regno delle Foreste. Puoi chiamarmi Kris.-

Jonathan gliela strinse con energia: -Piacere di conoscerti Kris. Sono Jonathan... il resto penso tu l’abbia sentito. Cosa ti porta da queste parti?-

-Sono qui per il Consiglio, rappresento il mio regno.-

-Che coincidenza! Anch’io sono qui per lo stesso motivo. Suppongo che anche tu alloggi a Corte.-

Kris annuì.

-Se non hai altro da fare allora possiamo rientrare insieme, credo che per stasera ci siamo sgranchiti abbastanza.-

Kris gli sorrise: -Sicuro. Mi fa piacere avere finalmente qualcuno con cui conversare dopo tanti giorni di solitudine.-

Jonathan gli diede una pacca sulla spalla: -Non so perché, ma credo che noi due diventeremo buoni amici.-

 

* * *

 

Nella penombra del laboratorio brillava una spettrale luce verde (probabilmente stava preparando un incantesimo), dei passi distolsero il mago dalla sua formula.

La luce si spense e per interminabili secondi vi fu un’opprimente cappa di oscurità, poi si accese una torcia che sembrò infiammare due occhi verdi e gelidi, celati da neri capelli, color delle tenebre. Come una luce improvvisa nella notte, apparve un freddo sorriso sul volto del giovane: -Di nuovo con i tuoi giochetti, Romar?-

Il mago lanciò una rossa occhiata irritata da sotto il cappuccio:
-Shaysjh’yar, lo sai che non è permesso a nessuno entrare qui mentre sto sperimentando!-

Atres quasi non lo ascoltò mentre si guardava attorno giocherellando con tutti gli oggetti strani che incontrava.

Romar proseguì: -Tieni le mani a posto se non vuoi che ti polverizzi con uno dei miei “giochetti”. E ricordati che per te sono Lord Romar Venine! Dimmi piuttosto cosa vuoi!-

Atres alzò verso di lui lo sguardo con noncuranza: -E’ Zarkon in persona che mi manda. Dice che hai un lavoro per me.-

Gli occhi del mago avvamparono: -Ma certo, certo. E’ già arrivato il momento! Ma della tua testa di legno da mercenario non so che farmene, istruirò tua sorella sul da farsi.-

Si voltò verso una porta secondaria strillando: -Sheila! dove ti sei cacciata?- e allo stesso tempo fece segno ad Atres di uscire con un gesto di stizza, dandogli appena il tempo di scorgere la sagoma della ragazza nel suo abito nero, i capelli castani tirati indietro e fermati con uno spillone da maledizioni, i profondi occhi nocciola con la solita strana espressione triste, che voleva sembrare dura, i movimenti calibrati, ma allo stesso tempo morbidi e delicati, come i passi di una danza, studiati e ristudiati fino alla rigida perfezione.

Atres non volle sapere cosa accadeva nella stanza e non sopportava che sua sorella fosse sfruttata a quel modo dal mago. Ma in fondo Sheila non era il tipo da farsi mettere i piedi in testa e non aveva bisogno di un fratello maggiore, l’unica cosa importante per lei era la magia nera.

 


2.  La Caduta

Mese IV, giorno 1

 

Una voce nel buio profondo, la voce di una donna.

Chi era? Lunghissimi capelli candidi, un viso senza età, la carnagione pallida, ma al contrario i suoi occhi erano di un azzurro carico e trasmettevano una forza e un potere che non appartenevano ad un corpo materiale. Una ninfa, non c’era dubbio.

Le sue parole le risuonavano nella testa come un eco, una cantilena sepolta sotto le sabbie dei secoli…

Guardati dall’ultima luna d’inverno

Che vedrà cadere della cascata

Quando due cavalieri senza corona sosterranno la luce

Il giorno e la notte si incontreranno sui territori del Mondo

Segui la strada e troverai l’ombra nella stella

Chiudi il triangolo e a te verrà il fuoco disperso

Raggiungi il luogo in cui la foresta muore

Là dove la luce di verità è rinchiusa

Giungerai a un nuovo cammino nebbioso

Non desistere e persegui il tuo destino.

Sheila si svegliò di soprassalto, disorientata.

Aveva fatto di nuovo quel sogno, era diventata una specie di ossessione da quando aveva iniziato a studiare il Fiore di Luce.

Si preparò in fretta, raccolse il quaderno con i suoi appunti e si diresse verso la biblioteca del centro, dove si rifugiava ogni volta che aveva la possibilità di sfuggire a quel disgustoso mago a cui faceva da apprendista.

La sala era gelida nella penombra, per quel giorno non aveva impegni, così poteva dedicarsi allo studio: anche se non c’erano testi di magia, che erano da tempo banditi, avrebbe trovato comunque qualcosa di interessante.

Per ora tutto quello che aveva era la traduzione approssimativa di un antico testo che era andato disperso da tempo, che aveva trascritto da un vecchio libro, uno dei pochi che parlasse del Fiore. La rilesse di nuovo cercando un possibile nesso con i suoi sogni.

 

 

Nel Triangolo Aureo conserva le gemme

Stelle della notte piante dal destino

Sulla fredda terra del traballante mondo

Protette dai guardiani del niente e del vero.

Dovere e Tradimento nel Tempio della Legge

Lì dove ogni cosa si incontra,

Dove il sotto è sopra, nel bosco del sonno nordico.

Amore e Odio nel Tempio del Cuore

Che è il centro della stella d’oro

Dove è la nera sorella.         

Fato e Libertà nel Tempio dell’Arbitrio

Nascosto tra le anse del fiume immenso

Dove giacciono gli spiriti dell’oscura foresta.

Nel luogo in cui il Grande veglia

Unica è la vita come unica è la morte

Luce di riflesso dissolve le sue nebbie

E solo allora perfetta sarà l’unione

Dell’unico e immutato fulcro

Del mondo di sopra il fondo.”

 

Guardando con attenzione avrebbe potuto trovare qualche punto in comune con quello che aveva sentito dire dalla donna dai capelli bianchi. Riprese la pagina su cui aveva scritto la profezia del suo sogno cercando di fare un confronto. La cascata, la stella, la foresta… sembravano quasi riferimenti geografici... Balzò in piedi: erano chiari riferimenti a nomi di regni! Ed era dopo l’ultima luna d’inverno che veniva convocato l’Alto Consiglio, proprio l’indomani… doveva riuscire a mettere le mani sulla lista dei partecipanti, il che non sarebbe stato facile… però consultando una carta avrebbe avuto l’elenco esatto dei regni. Si diresse verso uno scaffale suddiviso in scomparti quadrati ciascuno contenente dei rotoli: erano le carte del Mondo di Luce; in prevalenza raffiguravano singole regioni, ma ricordava di averne vista una generale che rappresentava tutto l’Impero, era una carta molto rara perciò le era stato riservato un posto d’onore, proprio al centro dello scaffale principale che ora era… vuoto?

Che fosse stata portata fuori dalla biblioteca era quasi impossibile, era piuttosto ingombrante e le guardie all’ingresso controllavano chi entrava e usciva ed erano autorizzati alle perquisizioni, quindi qualcuno la stava consultando in quel momento?

Si guardò attorno. Il salone sembrava immerso nel nulla. Sentì un fruscio di carta provenire dall’angolo opposto, era una zona ben illuminata proprio sotto un grande lucernario, la pergamena era srotolata sul tavolo e le mani di un uomo stavano misurando le distanze con un compasso. La testa chinata sulla carta, i suoi capelli rosso-castani scendevano quasi a sfiorarla.

Sheila si avvicinò, i tacchi degli stivali rimbombarono nel silenzio con un suono quasi spettrale nel fruscio della sua tunica nera.

Lui alzò la testa e la fissò. Il colore dei suoi occhi era tanto chiaro da riflettere la luce, il suo sguardo la fece rabbrividire come solo il ghiaccio sa fare. Rimase ferma un istante, lui si alzò in piedi, era molto alto e di corporatura abbastanza robusta, insomma la sua non era esattamente la figura di uno studioso, e di sicuro era uno straniero, come aveva avuto l’autorizzazione ad entrare?

Senza dire una parola arrotolò la pergamena e la porse a Sheila, che la prese senza capire esattamente cosa stesse succedendo. -Io ho finito.- Fu l’unica cosa che disse lui, poi si voltò e fece per andarsene.

Gli occhi della ragazza scesero per un attimo sulla carta che rappresentava i territori del Mondo di Luce…

“il giorno e la notte si incontreranno sui territori del Mondo…”

-Aspetta!-

Lui si voltò. Sheila non era in grado di spiegarsi da dove le fosse uscita la voce, ma ormai era tardi e proseguì: -Come sei entrato qui?-

Lui senza parlare le mostrò il sigillo che portava al collo: appeso a una catena d’oro un medaglione con un simbolo che da quella distanza non le era possibile distinguere.

-Mi chiamo Yuri Wudestav, vengo dal Regno dei Ghiacci con la scorta reale.-

-E cosa ci fa un soldato in una biblioteca?-

-Quello che hai visto.- Rispose con freddezza. Il suo tono era privo di espressione, rigido come il clima del suo regno.

-Ti intendi di cartografia?-

-Può darsi.-

-E se cercassi un cartografo dove ti troverei?-

Lui voltò le spalle di nuovo e si diresse verso la porta: -Alla Caserma Nord, finché non chiuderanno il Consiglio.- Disse, poi uscì alla luce del giorno.

 

* * *

 

Mese  IV, giorno 2

 

L’Alto Consiglio si teneva ogni cinque anni, dopo la fine dell’ultima luna d’inverno, e riuniva alla Corte Imperiale i rappresentati di tutti e venticinque i regni ufficiali che costituivano l’Impero dei Bluand.

La data era ormai fissata, e le sedute si sarebbero aperte con o senza tutti i Consiglieri. L’incontro era iniziato a metà mattina, verso la quarta ora dal sorgere del sole, nel salone delle udienze entro le mura del Palazzo.

Per i rappresentanti dei regni erano state preparate comode poltrone intagliate nel legno dai più abili falegnami dell’Impero e rivestite di pregiate stoffe, sistemate davanti a grandi tavoli rettangolari messi a ferro di cavallo; la disposizione dei posti a sedere rispecchiava in qualche modo la disposizione geografica dei regni, nei cinque raggruppamenti: nord-est, est, centro-sud, ovest, nord-ovest.

Alle spalle di ciascun membro del Consiglio, in piedi e appoggiato alla parete adornata di arazzi, poteva prendere posto l’ufficiale o la guardia del corpo che li accompagnava.

Nonostante i suoi ventun’anni, Jonathan era il Cavaliere più alto in grado del seguito reale, in quanto discendente diretto della dinastia Silverfight e, come era accaduto a suo padre prima di lui, ora per la prima volta era suo compito assistere il re del Regno della Cascata durante le sedute.

Il suo sovrano, re Roland, era ormai parecchio avanti con gli anni, il viaggio gli era stato molto faticoso eppure non aveva voluto rinunciare a quell’incontro, che forse per lui sarebbe stato anche l’ultimo.

Per un attimo i suoi pensieri furono messi da parte dall’entrata di Kris che gli fece un cenno di saluto e si mise a sedere al tavolo centrale.

Dopo qualche minuto i segretari annunciarono l’ingresso dell’Imperatore.

Christopher Bluand era piuttosto alto e magro, i sottili capelli biondo scuro, leggermente mossi, che gli toccavano appena le spalle, il viso scavato con un leggero accenno di barba, portava una corona semplice, simbolo di pace. Quelli di loro che avevano avuto occasione di vedere suo padre da giovane, avrebbero certo notato una grande somiglianza.

Lo sguardo dei suoi occhi celesti sembrava vacuo, come se la sua mente fosse da tutt’altra parte (e d’altronde girava voce che non fosse del tutto in sé), ma in fondo governare un Impero doveva dare non poche preoccupazioni.

Avanzò indifferente, con passo rigido, andò a sedersi come se non ci fosse nessuno attorno, dietro di lui entrarono ben sei guardie, che si posizionarono alle spalle del trono stagliandosi come pilastri neri dietro la luce bianca che veniva dai lucernari nella parte alta delle pareti.

E infine entrò il Generale dell’esercito Imperiale, con passo deciso e portamento fiero, i suoi tratti erano duri, i capelli castani un po’ sfuggenti gli scoprivano a malapena gli occhi, occhi scuri, freddi, che incutevano un certo timore per qualcosa di indefinito che racchiudevano in sé, era stato una sorta di tutore dell’Imperatore che alla morte del padre non aveva ancora l’età per salire al trono; di sicuro era da tutti considerato una figura fondamentale nella politica dell’Impero.

Quando furono tutti al loro posto, il primo segretario cominciò: -Al cospetto di sua maestà Christopher Bluand, Quarantanovesimo Imperatore del Mondo di Luce, nel suo decimo anno di regno, si riunisce il qui presente Alto Consiglio. Le Loro Maestà sono pregate di porgere il saluto al Sole.-

“Il Sole”, era così che veniva anche chiamato l’Imperatore, c’era un motivo ben preciso, ma a molti restava impressa solo l’immagine poetica di colui che illumina l’Impero.

Ora, secondo il protocollo tutti si sarebbero alzati in piedi, sedendosi solo nel momento in cui fosse stato chiamato il proprio nome e rispondendo con una formula di saluto solenne.

Alla fine uno dei segretari si alzò comunicando il resoconto: -Regni rappresentati quattordici. Si può dare inizio alla seduta.-

Il primo a prendere la parola fu il Generale (di cui Jonathan aveva già scordato il nome), blaterando frasi solenni sull’unità dell’Impero, ma in fin dei conti parlando tanto senza dire niente. Jonathan trovò molto più interessante guardarsi intorno, non riusciva a spiegarsi perché ad un Consiglio tanto importante e che per di più si riuniva così raramente mancassero così tanti rappresentanti. Cercò di richiamare le sue nozioni sulla geografia del continente per farsi un’idea sulla posizione regni assenti, non conosceva molto il sud-est, ma sull’ovest non poteva sbagliarsi: avevano tutti uno sbocco sull’Oceano Perduto, la grande distesa d’acqua che circondava il mondo conosciuto, oltre il quale nessuno aveva ormai osato spingersi, si poteva dire che incorniciavano l’Impero, lo abbracciavano, lo accerchiavano… Era solo una coincidenza?

I sovrani in seduta erano quasi tutti al di sopra della cinquantina, soprattutto quelli dell’est dovevano essere piuttosto vecchi, l’unica eccezione, escluso l’Imperatore, era Kris, che era poco più grande di Jonathan, ma anche lo strano tipo che stava accanto al suo re era piuttosto giovane, forse sui trenta-trentacinque, alto e asciutto, il volto leggermente bronzeo, i capelli castani e lisci tagliati corti, aveva un che di sinistro e un’espressione vagamente altezzosa. La sua guardia del corpo era altrettanto strana, il colorito grigiastro, i capelli lunghi, sottili e neri, la corporatura era fin troppo ossuta per essere un soldato, in effetti non aveva una spada ma solo uno stiletto ricurvo infilato nella cintura, se ne stava lì in penombra e con lo sguardo basso, come una serpe nell’erba. Ora che ci pensava quel tipo lì seduto non era neppure il re ma un suo sostituto, infatti sulla lista non c’era il suo nome, aveva detto di chiamarsi Rutherkann, Lothar Rutherkann. Mentre gli altri reali esponevano i loro problemi, chi per le tasse, chi per i raccolti, lui se ne stava in silenzio ad ascoltare con il suo ghigno sprezzante stampato in faccia.

L’Imperatore sembrava su un altro mondo, parlava pochissimo dicendo cose incredibilmente banali, in generale la riunione era una noia, finché non prese la parola Kris: -Se posso permettermi, Altezza, c’è un’altra cosa che preoccupa me e gli altri membri anziani del Consiglio dei Saggi che regola il Regno delle Foreste. Ci è giunta voce di alcuni disordini nei regni a noi confinanti e di cui sono assenti i rappresentanti, dovuti ad un esercito straniero…-

Ad un tratto re Roland, che era rimasto in silenzio fino ad allora in attesa del momento giusto, scattò facendo quasi un balzo sulla sedia: -L’esercito del Giglio! E’ dunque arrivato fino al sud?!-

Nella stanza si levò un brusio sommesso, il Generale si impose: -Vostre Maestà, Vi prego, anche a noi è giunta notizia di questo fantomatico esercito in avanzata, ma non allarmatevi, l’Impero sta già provvedendo a sistemare i disordini, non c’è nulla da temere.-

Stava mentendo, Jonathan ne era sicuro, la situazione era più grave di quanto sembrasse.

Ma in quel momento il segretario suonò la campanella che indicava il mezzogiorno. La prima parte della seduta era conclusa e tutto era rimandato al tardo pomeriggio: i membri avrebbero avuto il tempo per riflettere su quanto discusso e avanzare nuove proposte.

-Bene, miei Signori, concluse il Generale, la seduta è terminata e spero che il soggiorno nella Capitale sia di vostro gradimento, i nostri servitori hanno già allestito un sontuoso banchetto nel salone delle feste dell’ala ovest.-

Detto questo lui e l’Imperatore, scortati dalle guardie, si ritirarono dall’uscita riservata.

I Consiglieri si alzarono nel brusio generale e si apprestarono a lasciare il salone, re Roland aveva preso a parlare con il suo vicino di sedia, chiedendogli notizie del sovrano del Regno del Tramonto che era un vecchio amico.

Jonathan ne approfittò per andare a salutare Kris, ma la loro conversazione venne interrotta bruscamente da un lamento soffocato. 

Jonathan si voltò di scatto verso re Roland e d’istinto mise mano alla spada: ci fu una specie di scoppio, come un lampo e poi non vide più nulla, la stanza si stava riempiendo di nebbia.

-Maestà!- Gridò, avanzando in mezzo al niente, iniziò a tossire, gli mancava il respiro, era tutto appannato e confuso.

Kris sentì qualcosa passargli accanto velocemente e andare verso l’esterno, cercò di seguirlo, ma invano.

Anche le guardie che erano sulla porta si allarmarono e corsero a vedere.

Dopo qualche istante la nebbia si disperse e Jonathan vide il re steso a terra, il sangue sul pavimento. Kris rientrò di corsa seguito da due guardie.

-Maestà!- Jonathan si chinò su re Roland che respirava affannosamente, sul suo petto si stava allargando una macchia rosso scuro. Era stato accoltellato.

Con le ultime forze si aggrappò al ragazzo: -Il regno del Tramonto… sono loro, i soldati del Giglio… il nostro regno sta cadendo… qualcuno deve fermarli… Il mio successore…- ma esalò l’ultimo respiro prima di riuscire a finire la frase, e poi si abbandonò alla misericordiosa morte.

-Maestà!- ripeté Jonathan per la terza volta, ma ormai non poteva più essere sentito.

Ma la guardia si intromise tra loro: -Che è successo?-

-Non lo sappiamo.- disse Kris.

-Hanno accoltellato il re. I rappresentanti del regno del Tramonto!- Rispose Jonathan. In quel momento non pensava che una cosa simile avrebbe potuto scatenare una guerra, o forse non gli importava.

-Manda qualcuno a prendere il corpo.- disse una delle guardie al suo compagno, poi si rivolse ai ragazzi: -E voi mi seguirete per l’interrogatorio.-

 


3. Una Missione

 

Kris e Jonathan furono accompagnati in un’altra ala del palazzo, in una stanza piccola e male illuminata, con due guardie alla porta.

Jonathan si sentiva sempre più nervoso: il suo re era appena stato assassinato davanti ai suoi occhi e lui non era stato in grado di fare niente.

Kris gli sedeva accanto senza parlare, con un’espressione seria.

Dopo un’attesa che sembrò interminabile, finalmente entrarono gli incaricati dell’interrogatorio: una donna elegante, avanzò con passo deciso tra il fruscio del suo abito di seta purpureo, i capelli pettinati all’indietro con un fermaglio d’oro, lunghissimi e lisci che però s’increspavano dolcemente in piccole onde ordinate nell’ultimo tratto. Il loro colore, biondo-cenere, rendeva minimo il contrasto con la carnagione chiara, facendo risaltare gli occhi nocciola ben disegnati e le sottili e pallide labbra. Dal portamento e dall’aspetto era evidente che si trattasse di una nobile. Dietro di lei un uomo con indosso una cappa scura il cui cappuccio gli adombrava completamente il viso, quest’ultimo si mise seduto in disparte mentre la donna si presentò senza troppe cerimonie: -Mi chiamo Arjanna Blankette e sono uno dei Consiglieri dell’Imperatore. E voi se non sbaglio siete...- Iniziò a scorrere una delle pergamene che aveva portato con sé, poi posò lo sguardo su Kris: -Il vostro nome è Krisantha Wasa?- disse pronunciando "Vasa" con uno strano accento.

-"Uasa."- Corresse lui, -Sì, sono io, Mia Signora.-

-Membro del Consiglio dei Saggi del Regno delle Foreste? –

-Sì.-

Spostò lo sguardo su Jonathan: -E voi siete la guardia personale di Re Roland?-

-Sir Jonathan Silverfight.-

-Molto bene.- Concluse la donna come se non gli importasse quale fosse il suo nome dal momento che si trattava solo di un soldato, poi rimase in silenzio qualche istante a scrutare pensierosa un’altra pergamena.

-Non vorrei essere scortese,- proseguì Jonathan coi nervi a fior di pelle,
-ma se non sbaglio il motivo per cui siamo qui…-

-Sappiamo già chi è il colpevole dell’omicidio di re Roland.- Rispose la donna, -Quello che importa ora è che voi vi foste trovati lì proprio in quel momento. Sapevamo che qualcuno sarebbe stato assassinato durante il Consiglio.-

Jonathan scattò in piedi sbattendo le mani sul tavolo: -Che state dicendo? Lo sapevate?! E perché nessuno ha fatto niente per impedirlo?-

Lo sguardo di Arjanna si fece duro: -Non si può nulla contro un destino tanto forte.-

-Destino? Cosa c’entra il destino!?-

-E’ ora che cominciate a crederci anche voi, perché è lui che vi ha portati qui. Comunque abbiamo fatto quanto in nostro potere per impedire l’uccisione del re, purtroppo non potevamo sapere che l’assassino si sarebbe infiltrato tra i Consiglieri. E poi ha fatto ricorso alla magia, quindi…-

-Magia? Come lo sapete?- Chiese Kris.

-Riconosciamo lo stile dei nostri nemici. Ma ora basta divagare. Se siete qui è perché ho una missione da affidarvi.-

Jonathan si mise a sedere quasi rassegnato: -Questo è assurdo, io devo rientrare con la mia compagnia: il re è morto, nel mio regno scoppierà il caos!-

-Non è di questo che vi dovete preoccupare ora, ma dell’origine di tutto questo. Penseremo noi della Corte a informare i vostri superiori che non rientrerete perché avete un lavoro da fare per l’Imperatore.- Tagliò corto Arjanna come se quella fosse la situazione più normale del mondo.

-E cosa dovremmo fare?- Chiese Jonathan.

-Recuperare il Fiore di Luce.-

-Il che?-

-Il Fiore di Luce. Si tratta di sei pietre preziose...-

-Cosa? Dovremmo metterci a cercare sassi?- Jonathan si rialzò -Io me ne vado…-

-Naturalmente,- proseguì Arjanna, -il resto delle autorità non conosce questa storia, sanno solo che voi due vi trovavate lì al momento del delitto, ma se collaborerete faremo cadere i sospetti: un’accusa di omicidio può costare cara alla carriera di un Cavaliere o di un diplomatico.-

-Cos’è, un ricatto?- Chiese Kris.

-Oh, no, voi sarete pagati per il vostro lavoro, liberarvi dalle accuse è un piccolo dono in cambio del vostro silenzio.-

-E se ci rifiutassimo e ce ne andassimo?- Chiese Jonathan.

-Non vi conviene rifiutare, perché in tal caso non riuscireste ad andarvene.-

I due si guardarono.

-Questa è follia.- Disse Jonathan.

-Può darsi,- rispose Kris, -ma da quanto ho capito non abbiamo altra scelta.-

Poi Arjanna indicò l’uomo che fino a quel momento era rimasto in silenzio ad osservarli: -Il Grande Saggio, vi spiegherà meglio la situazione.-

Questo, senza mai mostrare il suo volto, iniziò a parlare con una voce roca e stentata: -Il Fiore di Luce, grazie ai suoi poteri, da secoli regola l’equilibrio del nostro mondo. Le  pietre magiche che lo compongono sono disperse già da molti anni. Erroneamente pensavamo che questa mancanza non fosse un grave problema, ma durante i miei studi ho scoperto che al contrario potrebbe pregiudicare le sorti del Mondo di Luce, un infausto evento previsto già dall’alba dei tempi.-

Da una piega della veste estrasse un pezzo di pergamena spiegazzato. -Nel corso di varie ricerche sono riuscito a ricostruire da un testo antico una specie di leggenda da cui è possibile ricavare le informazioni necessarie per ritrovare sia le pietre disperse, sia le persone predestinate a custodirle, per così dire i salvatori del nostro Impero: persone dotate di grandi poteri che nell’antichità venivano chiamate “Custodi della Luce”. Coloro che portano sulla guancia destra il sacro simbolo della stella. Perché così fu scritto: “Quando le Stelle videro la Luce vacillare, piansero le loro lacrime sulla fredda terra. Allora i Custodi le raccolsero facendole proprie e ristabilirono l’equilibrio del mondo.”-

-Ma ancora non capisco cosa c’entriamo noi con questa storia.- Disse Jonathan.

-Il destino. C’era bisogno di qualcuno che trovasse le pietre e voi siete capitati su questa strada, perciò sta a voi cercarle. L’avremmo fatto noi stessi se ci fosse stato possibile.- Sembrava quasi irritato, anche se non era possibile capire quale fosse la sua espressione dato che faceva bene attenzione a non mostrare il suo aspetto.

-E dove le troviamo queste pietre?- Continuò Jonathan.

Il Saggio consegnò loro il foglio.

I due lo esaminarono, un testo in versi, praticamente incomprensibile.

Nel Triangolo Aureo conserva le gemme …”

-Che significa?- Commentò Jonathan ormai spazientito. Non aveva mai amato particolarmente gli indovinelli.

-Le pietre hanno sede in tre importanti templi, nascosti in punti di grande concentrazione magica nel territorio dell’Impero. Questo dovrebbe aiutarvi a localizzarli. Comunque non preoccupatevi, presto le cose si faranno più chiare. Per ora quello che dovete fare è andare nel Regno della Stella. Avete un appuntamento nella biblioteca della capitale per l’otto del mese, lì troverete una giovane donna di nome Sheila Shaysjh’yar, lei vi potrà essere d’aiuto.-

Detto questo fece rotolare fuori dalla manica, con la destrezza di un prestigiatore, due pesanti medaglioni che caddero sul tavolo con due colpi secchi. -Questi vi apriranno qualsiasi porta e saranno il vostro mezzo di riconoscimento.-

Jonathan ne sollevò uno all’altezza degli occhi osservandolo incuriosito: era di forma circolare, smaltato di blu e contornato d’oro, al centro era impresso un iris bianco con una stella dorata a cinque punte nel mezzo, il simbolo dell’Impero.

Di nuovo, con i suoi movimenti lesti, il saggio fece apparire due sacchetti di cuoio colmi di monete d’oro e aggiunse: -Prendete questi come anticipo, per le vostre spese. Ci rivedremo di nuovo qui quando avrete compiuto la vostra missione. E ora potete andare.- Concluse e poi lasciò la stanza.

 

* * *

 

Lord Zarkon si avviò con passo spedito verso la stanza in cui era stato accolto il suo inatteso visitatore.

Entrò a testa alta e gonfiando il petto com’era sua abitudine, non era sua intenzione farsi mettere in soggezione da quell’individuo spregevole. Iniziò scandendo il suo nome: -Lothar Rutherkann. Hai una bella faccia di bronzo a farti vedere da queste parti dopo quello che hai combinato al Consiglio!-

Lothar se ne stava comodamente seduto con la sua tipica espressione arrogante impressa a fuoco nei lineamenti del volto. -Non so di cosa parlate, Lord, o se preferite Altezza...- Poi con un gesto innocente mostrò i palmi delle mani aperte, -Le mie mani sono pulite...-

-Già,- ribatté Zarkon, -il lavoro sporco lo lasci fare agli altri... A proposito, come mai il tuo piacevole accompagnatore non è qui con noi?-

-Heimlich? Oh, lui è già in viaggio per affari... e fra poco partirò anch’io, ma prima volevo passare a farvi un saluto e a lasciare questi, Altezza.- Il suo tono era alquanto ironico. Con sfacciataggine sbatté sul tavolo un pacco di fogli stropicciati e di pessima qualità. -Sono i nostri ultimi rapporti, per dimostrarvi che noi giochiamo a carte scoperte.-

Zarkon si innervosì: -Non fare il furbo con me, non mi piacciono certi giochetti e non erano questi i patti con il tuo Signore!-

-Non so di cosa parlate, io sto solo eseguendo gli ordini, e poi, come dicevo, sto per lasciare l’Isola, quindi non vi infastidirò ulteriormente...-

-Attento a quello che fai Lothar! Non permetto a nessuno di mettermi i bastoni tra le ruote. L’accordo è chiaro: le pietre sono la mia merce di scambio e farò il possibile perché nessuno si intrometta nella ricerca. Tu occupati solo dei tuoi soldati e dannazione! Non coinvolgere più la Corte con i nostri giochetti di potere! Quando la notizia della morte di re Roland sarà arrivata nel suo Regno mi ritroverò la delegazione della Cascata tra i piedi! E il tuo Signore sa bene come detesto certe seccature!-

-Mi dispiace, ma era necessario liberarsi del vecchio. Comunque non preoccupatevi Lord Zarkon, il Regno della Cascata sarà nostro prima ancora che la principessa inizi a versare lacrime per il suo amato padre.-

 

* * *

 

-Questa situazione non mi piace.- Disse Zarkon camminando nervosamente per la stanza.

La donna seduta in una comoda poltrona accanto al caminetto stava esaminando le carte che Lothar aveva lasciato. Era Arjanna Blankette, la stessa donna che aveva interrogato Kris e Jonathan alla sospensione del Consiglio. -Che c’è che non va? Tutta la zona sud-ovest è presa, così come i regni esterni nelle altre zone. Proprio in questi giorni stanno rinforzando i confini del Regno del Sole Rosso, quindi non vedo qual è il problema. Non era forse questo l’accordo? L’Impero a qualunque costo.-

Zarkon continuò a camminare come se non l’avesse sentita. -Quel Rutherkann ha una bella faccia tosta a ripresentarsi qui dopo quello che è successo. Non mi sono mai fidato di quel tipo, mi dà come l’impressione di essere capace di pugnalarmi alle spalle mentre mi stringe la mano.-

Arjanna fece una risatina: -Credo tu abbia colto in pieno il punto.-

-Quello che più mi dà fastidio è il dover parlare unicamente con quell’ufficiale di basso rango e non avere più nessun contatto con il suo Signore... Temo che stiano facendo il doppio gioco. Shaysjh’yar e sua sorella non sono sufficienti, devo tutelare meglio la mia merce di scambio... Dovrò mandare qualcun altro, qualcuno in gamba e che non dia nell’occhio, che sappia come muoversi se l’esercito del Giglio crea problemi...-

-Penso di sapere a chi ti riferisci, Farquhar, una tua parola e vado a convocarli.-

-Sì... ma non ora, ti dirò io quando. Per il momento devo parlare a Romar, sai se è qua intorno?-

-Sì, credo che sua spiacevolezza sia come al solito rinchiuso in quel laboratorio maleodorante...- Disse Arjanna con un filo di disprezzo, non aveva mai sopportato il mago. -Lo faccio convocare e mi ritiro nei miei appartamenti.- Detto questo si alzò, ma prima di lasciare la stanza si voltò verso Zarkon.

-Non hai altro da dirmi, Farquhar?-

Zarkon era sul punto di annuire, ma si trattenne. Non voleva un’altra inutile discussione sulla questione delle pietre: -No, nient’altro. Puoi andare, mia cara.-

La donna annuì, anche se con poca convinzione poi prese la via della porta allontanandosi con il suo passo elegante.


4. Fuoco

Mese IV, giorno 3

 

Kris e Jonathan, dopo aver passato l’ultima notte a Corte, finalmente erano pronti per partire. Era stata fornita loro una cartina che indicava a grandi linee l’itinerario, ed ora avevano appena lasciato la Città Imperiale in direzione est.

Imboccarono un sentiero che attraversava una zona boscosa, costeggiando un piccolo corso d’acqua, ma subito si resero conto che c’era qualcosa che non andava, una strana sensazione, come se si sentissero spiati.

All’improvviso, un mutante uscì dalla boscaglia di corsa e con un balzo si avventò su Jonathan scaraventandolo a terra e annusandolo avidamente.

-Ehi! Lasciami!- Protestò questo.

Dietro di lui giunsero anche un altro mutante e un gruppetto di soldati: portavano una strana uniforme dal mantello nero e con il simbolo di un giglio bianco sul petto.

Il mutante, a cavalcioni su di Jonathan, lo teneva con la schiena a terra premendogli le mani sul petto, si voltò verso il caposquadra farfugliando:
-Odore fratelli!-

Kris nel frattempo aveva incoccato una freccia e la puntava verso il bestione intimandogli di scendere.

Il caposquadra fece un cenno e il mutante si spostò.

Kris lo seguì con la punta della freccia: -Cosa volete da noi?-

Jonathan fece per alzarsi, ma si trovò una spada puntata alla gola.

-Dov’è lei?- Chiese il soldato, ignorando la domanda di Kris.

Jonathan si appoggiò sui gomiti: -Non so di cosa parli.-

-Il nostro amico, dice che hai addosso odore di sangue, sangue di mutante.-

-Ho solo salvato una ragazza da dei bestioni che volevano farle la festa.-

-Molto nobile da parte tua, ragazzino, ma purtroppo ti sei immischiato in affari che non ti riguardano. Dov’è lei adesso?- Incalzò il soldato.

-Non ne ho idea, neanche la conoscevo!-

Kris, sempre con l’arco teso, si rivolse al caposquadra: -Noi non abbiamo niente a che fare con questa storia, è stato il caso che ci ha fatto incrociare la vostra strada, quindi, se lasciate il mio amico noi ce ne andremo e dimenticheremo l’accaduto.-

Il caposquadra fece un ghigno e ritirò la spada. Mentre Jonathan si alzava, si rivolse ai suoi uomini: -Catturateli.-

Poi accadde tutto molto velocemente. Uno dei due mutanti si fiondò su Kris togliendogli l’arco. Jonathan fece appena in tempo a estrarre la spada per parare l’attacco di due soldati, ma altri due già si stavano avvicinando e presto l’avrebbero sopraffatto.

-Lasciateli!- Gridò, una voce di donna.

Avanzò verso di loro con la spada sguainata, i lunghi capelli biondi raccolti in una coda, gli occhi color cielo, sembrava molto giovane, poco più di una ragazzina. La riconobbero subito: era la ragazza di quella notte. -Cercavate me, lasciateli andare, loro non c’entrano!-

Jonathan era stato afferrato da dietro, disarmato e immobilizzato, Kris era a terra sotto il peso del mutante.

Il caposquadra sorrise, sorpreso e soddisfatto, quello sì che era un colpo di fortuna. -Prendetela.- Ordinò.

Uno dei soldati si fece avanti con la spada, ma era solo un diversivo per dare il tempo all’altro mutante di afferrarla da dietro.

Jonathan con un violento slancio, riuscì a stendere con un calcio in faccia il soldato che stava davanti a lui e che gli aveva tolto la spada, ma non poté fare molto contro gli altri due che lo trattenevano.

Kris schiacciato dal mutante non riusciva a muoversi, nonostante la sua notevole forza fisica, e cercava inutilmente di raggiungere la spada corta che portava legata alla cintura.

Il caposquadra si avvicinò a Kyra. Il mutante le teneva un braccio attorno alla vita e uno attorno al collo soffocandola. La sua stretta era una morsa, il suo puzzo nauseante. -Così finalmente ti abbiamo trovata...-

Jonathan riprese ad agitarsi, fuori di sé: -Stai lontano da lei!- Lo intimò, non che nella sua posizione la minaccia fosse credibile, il soldato lo ignorò completamente, mentre quello che poco prima era stato steso a terra si rialzò e lo colpì alla bocca dello stomaco per farlo stare zitto.

Kyra cercava con le mani e con le unghie di liberarsi dalla stretta attorno al collo, alla disperata ricerca di un soffio d’aria in più, ma la sua resistenza era pressoché inesistente.

Si sentiva impotente e indifesa. Come aveva potuto farsi prendere in quel modo così stupido? E per di più aveva messo in pericolo la vita di altre persone. Le mancava il respiro, tutto stava diventando confuso.

-Non azzardarti a toccarla!- Era la voce di Jonathan, era riuscito a gridarlo poco prima che un altro colpo allo stomaco gli troncasse il fiato. Lui che le aveva salvato la vita senza neppure sapere il suo nome, anche ora era in pena per lei e questo per lei era un peso insopportabile... Decise di non lasciarsi andare, tanto valeva rischiare tutto. Ora.

Strinse i denti. La rabbia di Jonathan diventò la sua rabbia, il sangue iniziò a ribollirle nelle vene e sentì crescere dentro di lei un incredibile forza.

Ora era il punto di non ritorno, non c’era più tempo per i ripensamenti, che scoprissero il suo segreto in quel momento non aveva più importanza, doveva farlo e basta.

Sulla sua guancia apparve un segno, un simbolo, era una stella. Rossa come il sangue e come il fuoco e brillava di luce.

Quando il mutante avvertì la sferzata di energia che percorse il corpo della ragazza, ormai era troppo tardi per scappare. Lei tenne le mani sul suo braccio, mentre con tutta la voce che riuscì a trovare pronunciava la formula:

-Una ferita nel mio cuore

piange lacrime di sangue

il dolore è la mia forza

e l’Amore diventa fuoco!-

L’energia si sprigionò dal suo corpo, e attraversò le sue mani, e divenne fuoco vivo, in un attimo le fiamme avvolsero il corpo del mutante che si staccò da lei urlando di terrore e di dolore e corse in direzione dell’acqua del fiume, ma il calore intenso lo stordì e lo fece stramazzare a terra, facendolo atterrare con la testa nell’acqua, mentre il resto del suo corpo continuava a bruciare sulla riva.

L’altro mutante, spaventato dalla magia e dall’orrenda fine fatta dal suo compagno, scattò in piedi e si diede alla fuga grugnendo come un maiale selvatico e sparendo tra gli alberi.

Così Kris fu libero. Senza fermarsi a pensare a quello che era successo, corse ad aiutare Jonathan, colpendo a mani nude i due soldati che lo tenevano, mentre il ragazzo si occupava del terzo.

Il caposquadra, vedendo i suoi uomini a terra, decise che era il caso di chiamare la ritirata.

Jonathan e Kris ne approfittarono per afferrare Kyra e correre via, intanto che avevano ancora un po’ di vantaggio, per far perdere le loro tracce.

Procedettero per un lungo tratto, finché non furono sicuri di non essere più seguiti e riuscirono a fermarsi per riprendere fiato.

-Mi dispiace che siate rimasti coinvolti.- Disse Kyra, ansimante.

-Noi...- fece per dire Jonathan, ma si rese conto che non aveva la minima idea di cosa dire, la situazione era surreale. Nessuno dei due aveva mai assistito a qualcosa di simile nella sua vita. -Ma tu come diavolo hai fatto? E’ stato incredibile… cosa sei una specie di maga?-

-Be’… una specie.-

-Aspetta un attimo.- Disse Kris, -Tu ci stavi seguendo? E cos’era quel simbolo che è apparso sul tuo volto?-

Kyra esitò un attimo, tornò a guardare tra gli alberi per vedere se per caso i soldati avessero cambiato idea e la stessero seguendo, ma era più che altro una scusa per prendere tempo: -Ho sentito delle notizie in città, sulla chiusura dell’Alto Consiglio.- Guardò Jonathan, -Quello che è stato ucciso era il tuo re?-

Questo annuì, grave.

Kyra si rivolse a Kris: -Tu da dove vieni? Chi governa il tuo regno?-

Lui ristette un attimo perplesso: -Io… vengo dal Regno delle Foreste, è il Consiglio dei Saggi che ci governa, ma…-

-Due cavalieri senza corona sosterranno la luce…- Bisbigliò lei, -Allora è vero…-

-Ma di che stai parlando?- Insistette Jonathan, -Si può sapere chi sei tu?-

-E’ una profezia e si sta avverando. Io sono… una vostra compagna di viaggio.-

 

* * *

 

-Pensavo vi servisse solo un cartografo.- Disse Yuri Wudestav posando i suoi occhi gelidi su Sheila.

Lei trattenne un brivido, quando la fissava si sentiva strana, a disagio, come dopo una premonizione, ma forse era per via del suo sogno e del fatto che fra loro due esistesse un qualche collegamento...

Erano partiti alle prime luci dell’alba, diretti verso la costa: avrebbero dovuto attraversare lo stretto lembo di mare, chiamato erroneamente “Fiume Imperiale”, che separava l’Isola dalla parte orientale del continente, per sbarcare nel Regno della Pianura, e viaggiando in direzione nord, raggiungere il Regno dei Ghiacci.

Dopo qualche secondo Sheila riuscì a formulare una risposta abbastanza esauriente: -Visto che le sedute del Consiglio sono state chiuse per lutto, il tuo lavoro al seguito reale può dirsi finito, abbiamo un’autorizzazione firmata dal tuo Capitano e poi, dato che andiamo nel Regno dei Ghiacci, che è la tua terra, una guida ci farà più che comodo.-

Yuri continuò a camminare senza aggiungere altro, anche se in fondo sapeva che quella non era la risposta più sincera.

Atres li seguiva silenzioso e, come spesso faceva, osservava sua sorella. Guardarle le spalle era stata una delle sue attività principali da una decina d’anni a questa parte, da quando, cioè, avevano perso i genitori e si erano ritrovati in mezzo a una strada. Conosceva Sheila come le sue tasche, eppure il suo comportamento con quello straniero era insolito, anche se quasi impercettibilmente, lo avrebbe capito solo un orecchio allenato. Sheila non amava parlare agli estranei, e anche quando lo faceva le sue risposte erano brevi, secche, efficaci, non sprecava mai una parola in più del necessario. Quando Romar le aveva chiesto perché voleva portare con sé quel cartografo, la sua risposta era stata classica: “E’ in congedo e conosce la strada.” Sette parole, chiara, diretta, concisa. Con quel tipo, Yuri, aveva tirato fuori una delle spiegazioni più lunghe che avesse sentito. E questo era strano, perché a lui non aveva detto niente di più, a lui che sapeva sempre tutto quello che faceva e pensava. Perché Atres sapeva che quella che aveva detto a Romar era una bugia, anzi, una mezza verità, dato che alla stessa domanda postale dal fratello, la risposta era stata: “Lui ci serve.” E quello che intendeva non si riferiva al fatto che potesse indicar loro la strada. Ormai Yuri era lì e, nel bene o nel male, Atres ebbe l’impressione che ci sarebbe rimasto per molto tempo.




5. Destino

 

-E così questa è una delle pietre?- Chiese Kris osservando il gioiello che Kyra portava al collo. Era una strana pietra, rossa e trasparente come un rubino, ma di un rosso più simile al fuoco che al sangue, e aveva la forma di una goccia ricurva.

-Questa è la pietra rossa dell’Amore e ha il potere del fuoco.- Rispose Kyra.

-Cos’era quel simbolo che è comparso sulla tua guancia?- Le domandò Kris.

-La stella? E’ il segno che sono predestinata.-

-Vuoi dire che sei uno dei Custodi di cui ci ha parlato il Saggio?-

Kyra annuì.

-Allora ci puoi aiutare? Tu sai dove si trovano le pietre?- Si intromise Jonathan.

-Purtroppo non so molto, vi posso aiutare, ma non so fino a che punto.-

-Potresti cominciare dicendoci quello che sai.- Suggerì Kris, -Come hai avuto la tua pietra?-

La ragazza ristette un attimo, come se la domanda l’avesse colta impreparata, non sapeva come rispondere, poi le venne un’illuminazione:

-Le ninfe. Quelle che vivono sulle montagne a sud dell’Isola. Loro proteggevano la pietra, loro hanno riconosciuto che io ero uno dei Custodi. Sono loro che mi hanno cresciuta.-

-E la storia dei templi?- Disse Jonathan chiedendo a Kris di tirar fuori la pergamena che gli aveva consegnato il Saggio. La mostrò a Kyra che la lesse con attenzione.

-Le ninfe proteggevano la pietra, ma questa non era al suo vero posto, il Tempio del Cuore.- Spiegò, -Ogni tempio conserva due pietre opposte: la mia è opposta alla pietra dell’Odio, proprio come dice questa pergamena, e credo che il tempio si trovi proprio dove stiamo andando ora, nella capitale del Regno della Stella.-

-Allora se troviamo questo tempio, troveremo anche la seconda pietra?-

-E’ probabile, ma può darsi che non sia lì.-

-Forse ci potrà dare chiarimenti la persona che incontreremo.- Concluse Kris. -C’è altro che possa esserci d’aiuto?-

Kyra rifletté un istante: le pietre, i Custodi, i templi, i poteri... per ora aveva detto tutto quello che era necessario sapere, non che lei ne sapesse molto di più, ma per il momento c’erano cose che era  meglio non fossero svelate.

Jonathan si appoggiò allo schienale della sedia e incominciò a pensare ad alta voce: -E’ una storia assurda, ma se questo vuol dire poter tornare a casa e fare qualcosa per il mio re, allora ritroveremo queste cinque pietre il prima possibile.-

-Sei.- Lo corresse Kyra.

-Sì, intendevo la tua esclusa. E’ chiaro che cinque più una fa sei.-

-Sei più la mia fa sette.-

I due la fissarono senza capire. -Come scusa?-

-Le pietre, sono sette.-

 

* * *

 

La notte era placida, ma solo in apparenza, perché ogni angolo si andava colmando di inquietudine.

Una lacrima.

Una sola sperduta e indifesa lacrima, scivolò sulla guancia di Eterna; e quelli che dormivano si svegliarono, e l’oscuro presagio si insinuò nelle loro viscere, e da allora nessuna notte sarebbe stata più serena, e anche quelli che non sapevano furono per un istante consci, per il tempo che impiegò la lacrima a scorrere sulla pelle di Eterna per poi precipitare al suolo e morire.

E Zarkon si svegliò, l’impulso di andare da lei fu irresistibile e così, quasi senza accorgersene si ritrovò nei sotterranei, con lo sguardo fisso sulla donna, che parlò con la sua imperturbabile mitezza: -Farquhar, mi dispiace di averti svegliato.-

-Cos’è successo Eterna?- Chiese questi inquieto.

-Una grande esplosione di energia, che mi ha scosso il cuore. Il primo potere si è risvegliato.-

Zarkon si colmò di rabbia: -Non è possibile! Non così presto!-

Tornò a guardare la calma della donna. -Ma non illuderti, non basterà questo a fermarmi. Ricordati che ho i miei assi nella manica: non riusciranno mai a riunire il Fiore.- Così dicendo se ne andò sbattendo la porta con forza.

-Non posso avere illusioni, per me tutto è e sarà come è sempre dovuto essere.- Sussurrò Eterna, poi si adagiò lentamente contro la fredda parete umida della sua sperduta prigione.

 

* * *

 

Mese IV, giorno 4

 

Nella terra di Yuri era ancora inverno e la neve avrebbe tardato a sciogliersi. Faceva molto freddo nel Regno dei Ghiacci, e quel freddo Yuri lo portava nel cuore. Freddo e solitudine. -Allora qual è di preciso la destinazione?- Chiese voltandosi verso Sheila.

-Dobbiamo trovare il Bosco del Sonno, a nord del villaggio...- Iniziò lei, ma dovette interrompersi, le sue carte riportavano l’indicazione di un centro abitato, ma non c’era il nome.

-Mai sentito un bosco con questo nome.- Disse Yuri fissando l’orizzonte, l’aria era fredda e pulita, le vicine montagne erano bianche e gelide, di ghiaccio. Estrasse una delle sue carte del regno, l’aveva redatta lui stesso qualche anno prima, anche se le informazioni che aveva sulla regione sud erano piuttosto sommarie. In quanto soldato non aveva molte possibilità di spostarsi per il regno a suo piacimento e quella zona era poco battuta dalle truppe, il suo distaccamento era più a nord.

-Sicura che la regione sia questa?-

Atres si sedette su un masso, le cose avrebbero potuto farsi lunghe.

Sheila mostrò a Yuri la sua mappa, certo molto preziosa ed elegante, ricca di ornamenti e simboli strani, ma non molto accurata; a Yuri parve che l’estensione del territorio fosse troppo esigua, i confini imprecisi, perfino le coordinate della capitale erano decentrate verso sud-ovest. Cercò di fare un confronto per capire se fossero sulla strada giusta. Nonostante tutto, il riferimento alla regione era inequivocabile, indicava un punto alla base dei massicci del sud, una zona particolare, un altopiano boscoso. Scorse il dito sulla carta e lo fermò in un punto: -Soth. E’ un piccolo villaggio, ma sopra di esso c’è una grande selva. Potrebbe essere questo?-

-Soth.- Ripeté Sheila riflettendo, -Ha qualche significato nel tuo dialetto?-

-Credo che significhi semplicemente “a sud”-

-Il Tempio della Legge dove ogni cosa si incontra, dove il sotto è sopra, nel bosco del sonno nordico...-

-Come?- Chiese Yuri.

-Il Bosco del Sonno... non è il significato letterale, è l’assonanza... ma certo, probabilmente il termine è stato stravolto nella lingua dell’Impero... in realtà è il bosco del sud che è a nord... Sì, credo sia quella la nostra destinazione.-

Atres balzò in piedi. - Bene, in marcia! Ci fermeremo al villaggio stanotte.-

 

 


SECONDA STELLA – LA PIETRA AZZURRA

 

 

1. Il Bosco del Sonno

Mese IV, giorno 5

 

La notte fu silenziosa e tranquilla e l’alba arrivò presto.

I tre si prepararono e partirono, uscendo dal villaggio e dirigendosi a nord verso le montagne. Il bosco si scorgeva già da lontano, una macchia scura contro la parete di roccia bianca. Non ci volle molto prima che si trovassero di fronte all’ingresso della selva. C’era un piccolo sentiero, non molto battuto dato che si presentava ricoperto d’erba, che si snodava fino a sparire all’interno, tra gli alti abeti. La cosa strana era che, dopo i primi alberi, non si vedeva più niente, e tutto era immerso nella nebbia.

Silenziosamente si inoltrarono. Ad ogni passo la nebbia si faceva più fitta e li avvolgeva, tanto da impedir loro di vedersi l’un l’altro, e ben presto, senza che avessero neppure il tempo di rendersene conto, si separarono e si ritrovarono isolati.

Sheila si guardò attorno, chiamò il fratello, ma quando si accorse di essere rimasta sola decise che fosse meglio proseguire. Non sapeva molto su quel luogo, era una specie di campo magico protettivo, lo sentiva vibrare e se lo sentiva nel sangue, sapeva che c’era qualcosa, una forza che impregnava il bosco, che serviva a spaventare e tenere lontani gli intrusi, ma forse c’era anche di più...

Continuava ad aggirarsi fra gli alberi, mentre attorno tutto aveva preso una forma buia e indistinta, la luce era pallida e debole, faceva freddo, molto più freddo rispetto all’esterno, dove ormai il sole si era alzato. Si strinse nel mantello e rabbrividì... E se si fosse sbagliata? Se fosse stato troppo presto? Se loro non fossero stati ancora pronti, o se non fossero degni, per quel luogo, cosa sarebbe successo? Sarebbero rimasti a vagare persi in quell’oscuro labirinto finché la morte per fame non fosse sopraggiunta? Pensò alla magia, che era sempre la sua via di fuga: se fosse riuscita con un incantesimo a fare un po’ di luce, forse avrebbe ritrovato gli altri, forse erano ancora in tempo per ritrovare l’uscita...

Ad un tratto fu il buio totale.

Si fermò disorientata, cercò con la mente un incantesimo, ma non ebbe il coraggio di pronunciarlo. Cosa sarebbe successo se avesse usato la magia nera lì dentro?

Allungò le mani in avanti cercando di procedere a tentoni. Ad un tratto toccò qualcosa, era liscio e freddo, era come ghiaccio, le bruciò le mani e dovette ritrarle di scatto, fece un balzo all’indietro e d’improvviso ricominciò a vedere. Un’enorme lastra di ghiaccio grande quanto la facciata di una casa, si stagliava di fronte a lei e le confondeva la visuale, sì perché dietro di essa c’era qualcos’altro, aveva più o meno le dimensioni di una porta, ed era scuro, sembrava marmo nero, e sopra vi erano incisi caratteri argentati, parole che non riuscì a distinguere, e c’era qualcos’altro che si muoveva li attorno, qualcosa di opprimente come tenebra. Sentì una voce, chiamava il suo nome: -Sheila...- Era una voce bassa e cupa che apparteneva ad un altro mondo, -Sheila... Finalmente sei giunta vicino al vero potere, vicino al giorno in cui farai la scelta. E fino a quel giorno ti aspetterò, assaporando il dolce profumo della tua magia...-

Sheila rabbrividì e ristette come paralizzata, mentre la voce spariva. Intravide solo una sagoma, un’ombra nera che scivolando si perdeva nelle tenebre del bosco, mentre il buio ricopriva tutto quanto. E ogni cosa era scomparsa.

Dopo un attimo, una luce, una piccola luce azzurrina, che poi esplose in una visione e diede forma a un corpo di donna. Era lei, la dama dai lunghi capelli bianchi che Sheila aveva visto nei suoi sogni. -Voi...- Mormorò.

La donna sorrise con dolcezza: -Dunque alla fine siete giunti fino a qui.-

-Voi conoscete il luogo, sapete dov’è il tempio?-

-Ne sono la Custode. Qui si trova il Tempio della Legge in cui hanno sede il Dovere e il Tradimento, in cui le colpe vengono giudicate. Ma è ancora presto per voi, per te. Attendi e fra poco ritroverai i tuoi compagni.-

-Ma voi...- Insistette Sheila, -Voi siete uno dei Custodi del Fiore di Luce, è così?-

-Lo ero un tempo. Oggi non più, il mio successore è ormai giunto.- La sua figura eterea andò pian piano dissolvendosi, come fosse stata solo un’illusione, ma prima di scomparire del tutto aggiunse un’ultima cosa: -Curati di lui, di tutti loro, poiché sei tu quella che più conosce cosa c’è nel loro destino e fai attenzione, la magia nera è pericolosa per chi non ha in sé la luce...- Ma la sua ultima frase si spense nel nulla con la sua immagine, e Sheila non fu sicura di aver capito esattamente le sue parole.

 

* * *

 

Atres scrutò incredulo l’inconsistente spazio che lo circondava, chiamò la sorella. Com’era possibile? Avevano fatto sì e no tre passi e si erano persi di vista. E li attorno era tutto silenzioso e sempre più scuro, vedeva solo pochi alberi, quelli a lui più vicini, e una parte del terreno ricoperto di cespugli secchi. Faceva più freddo, e tra le fronde spirava un vento sinistro. Continuava a girovagare fra gli abeti, chiamando Sheila, quando intravide con al coda dell’occhio un movimento. Si voltò di corsa verso quella direzione, c’era qualcuno che si nascondeva tra gli alberi. Chiamò di nuovo, ma non ebbe risposta. Allora estrasse la spada.

Dietro ad un tronco intravide il profilo di una sagoma, a prima vista una donna, ma non era sua sorella, ne era certo, questa era più alta e i suoi capelli, lunghi, più lunghi, e lisci, e neri come la notte. Intravide un braccio e un viso pallidi, e due occhi gelidi, verdi, come i suoi. Se ne stava seminascosta dietro un albero, immobile, stagliata nel nero come uno spettro.

-Chi è là?- Gridò Atres cercando lentamente di avvicinarsi.

-Fra poco ci incontreremo...- Bisbigliò lei, -Quando scoprirai chi sei. Ma non ora...-

-Non capisco, chi siete? Avete visto per caso una ragazza e un tipo alto con un’ascia? Temo di essermi perso e...- Mentre parlava si era fatto più vicino, ormai era a un passo da lei, ma quando raggiunse l’albero non trovò nessuno, la donna era sparita senza nessuna traccia, come fosse stata un’allucinazione.

Non fece in tempo a voltarsi, che qualcosa l’afferrò al braccio, una mano bianca e gelida, e la strana donna ora era vicinissima, con gli occhi verdi e senza fondo fissi nei suoi, e bisbigliò di nuovo, con una voce strisciante e innaturale: -Non ora, ma presto...-

Atres arretrò per lo spavento e fece cadere la spada, ma in una frazione impercettibile la donna scomparve così, nel nulla, nel silenzio.

Lui, continuando a guardarsi attorno con circospezione, si chinò a raccogliere l’arma. Sentì bruciargli il polso, lì dov’era stato toccato, lo esaminò e vide dei segni di dita, ma era come una bruciatura, una bruciatura da ghiaccio...

Si accorse di una luce che non aveva notato prima, una luce tenue, azzurra. Pensò che fosse Sheila che stava facendo un incantesimo e decise di seguirla, e infatti, di lì a pochi passi, ritrovò la rassicurante figura della sorella.

 

* * *

 

Yuri respirava silenzioso quella strana aria. Ad un tratto era stato come se lo spazio attorno a lui si fosse annullato e aveva perso di vista gli altri.

Si guardò intorno cercando un segno, un qualche punto di riferimento.

Guardò in alto, ma il cielo era come scomparso. Non c’era modo di capire dove fosse e neppure quando. Ma, fatti pochi passi si trovò di fronte a un grande specchio, alto più di lui.

Lo toccò, sentì il contatto con la superficie lucida e fredda. Non era un’illusione. Era solo un semplice specchio che rifletteva la sua immagine. E tutto attorno era il nero assoluto (ma allora come poteva vedere?).

Una luce azzurrina si accese alle sue spalle. Si voltò e si trovò di fronte una donna, bella e giovane, ma con i capelli candidi e profondi occhi azzurri, sembrava emanare luce dal suo esile corpo.

-Chi siete?- Chiese Yuri.

-Il mio nome è Sahama, sono una ninfa d’acqua e sono la Custode di questo luogo sacro.-

-Ma cos’è questo luogo, esiste davvero?-

-Cavaliere, se sei giunto fino a qui, significa che la tua strada è dritta e priva di ombre, ed è giusto che io ti mostri il tuo destino.-

-Quale destino?-

-Quello per cui sei stato scelto, quello per cui sei giunto in questo luogo. Guarda davanti a te lo specchio del giudizio, ti mostra ciò che sei. I tuoi compagni non sono ancora pronti per vedere il suo riflesso.-

Yuri guardò di nuovo lo specchio e quello che vide fu solo la sua immagine, però... qualcosa di diverso, sulla sua guancia destra. C’era un simbolo, era una stella e brillava di luce azzurra.

La ninfa si fece accanto a lui e Yuri vide che anche lei aveva lo stesso simbolo sul viso.

-Che significa?- Chiese.

-Sono qui per spiegartelo.-

 


2. Dovere

 

-Stavamo cercando un tempio in questo bosco,- disse Yuri, -voi sapete dove si trova?-

-Te lo mostrerò.- Rispose Sahama avvicinandosi allo specchio. Gli passò sopra la mano: -In ognuno dei templi che custodiscono le gemme del Fiore di Luce c’è uno specchio. Lo specchio è la porta. Lo specchio riflette il simbolo dei Custodi e la loro vera immagine, solo chi vede riflesso sé stesso può accedere al tempio.- Prese la mano di Yuri trascinandolo con sé, -Vieni con me ora.-

Yuri si guardò intorno per cercare di vedere se dietro lo specchio ci fosse una costruzione, qualcosa di solido, ma non vide nient’altro, solo quella lastra riflettente piazzata lì nel bel mezzo del nulla.

Sahama stese la mano in avanti fino a toccarne la superficie, solo che le sue dita, invece di incontrare la resistenza del vetro, lo penetrarono, come se il suo corpo non esistesse, come se fosse uno spirito. E continuò ad avanzare portando Yuri, sempre più incredulo, con sé attraverso lo specchio, e mentre l’attraversava, percorso da un brivido di gelo, Yuri si rese conto che non era Sahama, ma lo specchio ad essere solo un’illusione. Eppure poco prima l’aveva toccato...

Si ritrovarono in quello che sembrava l’interno di un tempio. Era un’unica stanza di forma pentagonale, per ogni angolo una colonna portante che saliva fino a sparire nel nero, verso un soffitto invisibile, o forse inesistente, non c’erano finestre e l’unico ingresso, la porta da cui erano entrati aveva l’aspetto dello specchio così com’era visto dall’esterno, l’illuminazione sembrava provenire dalle pareti, lisce pareti nere con incise strane iscrizioni d’argento che non riuscì a decifrare. Sul pavimento era disegnata una stella a cinque punte che univa tutti gli angoli, al cui centro si ergeva una balaustra di marmo chiaro con venature grigie, lo stesso delle colonne e del pavimento, che sorreggeva un piano quadrilobato, a forma di fiore, la cui superficie era scavata con un piccolo cerchio centrale e quattro petali ovali che si adattavano alle curve del piano. La conca circolare al centro era a sua volta divisa in due parti da una linea a forma di S rovesciata. Nella metà di sinistra era incastonata una pietra azzurra a forma di goccia ricurva, che riempiva perfettamente la cavità, mentre l’altra metà era vuota.

Yuri alzò lo sguardo su Sahama, in attesa di una spiegazione.

-Questo è il Tempio della Legge, che regola e veglia sulle azioni degli uomini e custodisce le pietre del Dovere e del Tradimento.- Allungò la sua esile e bianca mano sulla balaustra ed estrasse la pietra azzurra.

Prese di nuovo la mano di Yuri e posò la pietra sul suo palmo.

-Questa è la pietra azzurra del Dovere che porta in sé i poteri dell’acqua, e tu ne sei il Custode.-

-Io? E perché dovrei essere io?- Chiese Yuri stupito.

-Perché il destino ti ha scelto.-

-Ma come potete essere sicura che io ne sia degno?-

-Lo specchio ne è la prova, ha mostrato il simbolo sulla tua guancia, la stella azzurra è il segno che sei il Custode del Dovere, e solo ai Custodi è concesso di accedere ai templi sacri, se non lo fossi lo specchio non ti avrebbe lasciato entrare.-

-Ma allora io cosa dovrei fare? E poi se è vero ciò che dite, la pietra non sarebbe più al sicuro qui?-

-Devi portarla con te perché ora ne hai bisogno, lei ti aiuterà a risvegliare il tuo potere sopito, non separartene mai, ora dovrete cercare la sua metà, la pietra del Tradimento e il suo Custode, dovrete cercare gli altri Custodi perché i poteri si risveglino, e solo allora, quando il Fiore sarà riunito potrete tornare e rimettere le pietre al loro posto.-

-E come li troviamo?-

-I tuoi compagni di viaggio ti sapranno indicare la strada, seguite la profezia. E ora vai, torna da loro prima che si perdano nel bosco.-

Yuri annuì, ancora un po’ smarrito, ma aveva già fatto troppe domande e si sentiva confuso e soffocato da quell’oscurità che sembrava calare inesorabilmente da quando Sahama aveva estratto la pietra. Era come se quel soffitto inesistente si stesse facendo più basso.

Si diresse verso lo specchio, ma all’ultimo si voltò verso quella figura pallida che sembrava fatta di vana luce: -Ma voi...-

-Io sono una di quelli sospesi tra la luce e il buio, questo è il mio posto, sono qui per proteggere questo luogo, sarò qui in eterno e nessuno potrà distogliermi dal mio compito. Dunque vai, e un giorno ci incontreremo di nuovo.-

Yuri, senza dire una parola, strinse la pietra nel pungo e sparì, oltrepassando lo specchio con un balzo.

Dopo pochi passi ritrovò i fratelli Shaysjh’yar.

Sheila gli si fece incontro. Yuri guardò alle sue spalle, ma lo specchio era svanito, come inghiottito dal nulla.

-Ho trovato il tempio e ho la pietra.- Disse, -Torniamo al villaggio e vi spiegherò ogni cosa.-

-Ma...- Fece per dire Sheila, ma poi si bloccò. D’improvviso c’era più luce, i raggi del sole filtravano tra i rami illuminando le verdi fronde.

-Là, l’uscita!- Esclamò Atres, afferrò la sorella per un braccio e la trascinò fuori.

 

* * *

 

Dopo aver pranzato alla locanda solitaria del villaggio di Soth, si riunirono in una stanza privata, al piano di sopra, per decidere il da farsi.

Yuri tolse la pietra azzurra dalla tasca e la posò sul tavolo. Sheila si chinò ad osservarla quasi con timore.

-Era questa che volevate, no? Quindi il mio lavoro per voi è finito.- Concluse Yuri.

Sheila sollevò un sopracciglio e successivamente lo sguardo su di lui.
-Finito? Tu sei entrato nel tempio, dove noi non siamo potuti accedere.- Disse, -Questo significa che tue sei uno dei Custodi. Ora dobbiamo cercare gli altri.-

-Io ho solo incontrato una donna che mi ha dato questa pietra. Io non so niente di magia né del Fiore di Luce, e non so dove potrei mai cercare altre pietre o altri, come li chiamate, “Custodi”. Siete voi quelli che hanno le informazioni. Io sono solo un cartografo. E un soldato. E ho il dovere di tornare alla mia base per la metà del mese. Quindi, se non vi dispiace...- Fece per alzarsi, ma Sheila lo interruppe: -Tu hai il Dovere, tu ne sei il Custode e il tuo compito ora è proteggere, non solo questa, ma tutte le altre pietre. Non importa quello che sei, ora hai un destino da compiere.-

Atres stava in piedi accanto alla finestra e guardava fuori deciso a non intromettersi nella discussione, la magia era il campo di sua sorella, sarebbe intervenuto solo in caso di rifiuto da parte di Yuri e il suo mezzo di persuasione sarebbe stata una lama affilata.

Vide che il cielo era coperto di nuvole grigie, forse avrebbero portato pioggia, ma, se tutto andava bene, non prima della notte, e la loro idea era di ripartire il più presto possibile.

Yuri tolse dalla sua borsa la carta con il permesso firmato dal suo Capitano e la sbatté sul tavolo poggiandoci sopra una mano aperta. -Il mio permesso scade alla metà del mese. Vi posso concedere altri dieci giorni, dopo di che me ne tornerò al mio vero dovere.- La prima reazione di Yuri era stata di rifiuto totale a quello che era successo poche ore prima, come se si fosse svegliato da un sogno che non era niente più che un sogno.

-Il tempo si sta mettendo al brutto.- Si intromise Atres, -E’ meglio raccogliere le nostre cose e partire in fretta o non arriveremo in tempo alla Città d’Oro.-

-La Città d’Oro?- Chiese Yuri.

-La capitale del Regno della Stella. Abbiamo un appuntamento lì per l’otto del mese.- Sheila girò intorno al tavolo e si avvicinò a dov’era seduto Yuri,
-E tu verrai con noi.-

Yuri si alzò in piedi, si guardarono negli occhi. Lui la superava in altezza di più di una spanna, ma lei non si lasciò minimamente intimidire.

-Non prendo ordini da una donna.- Disse lui secco.

Sheila si tolse il laccio di cuoio con cui teneva legati i capelli, sciogliendoli lungo le spalle.

Yuri la osservò senza capire. Lei prese la pietra azzurra che stava sul tavolo e le legò attorno il laccio, assicurandola con diversi nodi, poi gliela porse: -Mettila al collo e non separartene mai. Che ti sia cara più della vita. Presto dovrai fare una scelta, se stare con noi o chiamarti fuori, ma in entrambi i casi, la tua vita sarà in pericolo.-

Si fissarono per lunghi istanti con sguardi duri e intensi, poi Yuri allungò la mano, prese la pietra e se la mise al collo.

-Bene.- Sentenziò Atres, -Si va a sud-est. Per caso sai anche quale strada...- Ma la sua frase fu spezzata da uno schianto che provenne dal piano di sotto, rumore di legno che andava in frantumi, tonfi, come se qualcuno stesse mettendo a soqquadro la locanda.

Qualcuno stava mettendo a soqquadro la locanda!?

 

* * *

 

Due figure ammantate di nero, si trovarono a scendere la scala di pietra consumata dagli anni, nell’oscurità di una traballante luce rossa, che procedendo si faceva più viva, mentre i passi si confondevano e venivano sopraffatti dal crescente rumore ritmato di due metalli che si scontravano.

La donna e entrò ignorando quasi completamente il fabbro che sudato e affannato batteva energicamente con il suo martello su una spada, e si diresse verso l’uomo che nella penombra stava osservando con occhio esperto alcune delle armi sistemate in bella mostra nella grande stanza sotterranea.

-Che ci fa da queste parti una nobildonna come voi?- Disse una voce dura, che non dava alcuna parvenza di divertimento a quella frase che avrebbe dovuto suonare ironica.

Arjanna ignorò la domanda e cercò di darsi un tono per non apparire a disagio, ma provocatoria: -Che ne diresti di fare un lavoro per il Signore in persona?-

L’uomo aggrottò la fronte: -E sarebbe?-

-Niente di particolare, solo tenere d’occhio alcuni ragazzini, naturalmente insieme alla tua squadra.-

Lui osservò per un attimo il giovane soldato che l’accompagnava, ricordava di averlo intravisto un paio di volte, si chiamava Lorenz Gendon ed era nell’esercito Imperiale. Proseguì: -Se è tanto facile, perché vuoi me e la mia squadra?-

-Non ho mai detto che sia una cosa facile, Ulrich.- Senza aggiungere altro, si fermò ad attendere una risposta, e dopo qualche istante Ulrich disse:
-Prima voglio sentire gli altri e sapere meglio di cosa si tratta. Quindi, se non vi dispiace andare a cercare la mia squadra, non voglio che il fabbro si distragga mentre mi aggiusta la spada. Sarò da voi non appena sarà pronta.-

Arjanna non aspettò oltre, e uscì diretta verso gli alloggi dei soldati. Lasciò Lorenz Gendon sulla porta ed entrò in una delle stanze da letto nell’ala nord, una zona piuttosto isolata dal resto delle truppe, non si preoccupò di bussare.

All’interno c’erano due donne: una si stava allacciando uno stivale, con la gamba appoggiata al davanzale della finestra, i lunghi capelli castano scuro le coprivano il volto. Non si scompose di fronte alla nobile, anzi la ignorò proseguendo nel suo intento; nemmeno l’altra fu sorpresa dalla visita, stava arrotolando una frusta; quando ebbe terminato se la appese alla cintura, poi alzò lo sguardo, posando sull’intrusa due gelidi occhi verdi. Era bella, di una bellezza inquietante, portava i capelli raccolti in una coda, era abbastanza alta, la muscolatura leggermente pronunciata, le linee del viso decise, dava l’impressione di una donna forte e piuttosto pericolosa.

-Fammi indovinare,- disse Arjanna, -tu sei Kara?-

-Io sono Inka.- Rispose lei seccamente, mentre l’altra, terminato ciò che stava facendo prese un laccio e si raccolse i capelli.

Ora le due donne erano veramente identiche.

Si affiancò alla sorella gemella e disse: -Sono io Kara.-

-Che volete “Altezza”?- Chiese l’altra sprezzante.

Lei ripeté ciò che aveva detto all’uomo nella stanza del fabbro.

Le gemelle si guardarono per un secondo, poi Kara affermò: -Se Ulrich ci sta, va bene anche per noi.-

-D’accordo.- Concluse Arjanna soddisfatta, poi uscì.

Stava pensando: “Ora devo trovare...

Ma si fermò, sentendo qualcuno alle sue spalle: -Sempre silenzioso!-

-Non abbastanza se vi siete accorta di  me.- Sussurrò una voce sibilante nella penombra.

-Stai sottovalutando le mie capacità, Natrix Golem.-

L’uomo uscì dall’ombra e si fece vedere. Era magro, il viso scarno e sottile, con i pochi capelli castani e tesi, il taglio degli occhi castano-giallastri e la loro espressione incutevano un certo timore perché lo assimilavano a un serpente.

-Da quanto mi segui?- Chiese lei.

-Da quando siete andata a parlare con Ulrich.-

-Allora saprai tutto.-

Natrix Golem annuì.

-Quindi accetti?-

-Può darsi...- Rispose sibillino, poi scomparve.

Arjanna stava per aggiungere qualcosa, ma si rassegnò e ripartì con Gendon alla ricerca del quinto. Percorsero la Caserma in lungo e in largo, finché si ritrovarono di nuovo nella stanza dei soldati che si occupavano degli arruolamenti. -E’ partito l’altro ieri.- Rispose un uomo anziano, seduto ad uno scrittoio, mentre controllava delle carte sparse per tutto il ripiano. Poi aggiunse: -Aveva un lavoro urgente e importante. Ed è partito solo.-

Arjanna apparve stupita: -Ma non ha mai lavorato solo!- e aggiunse tra sé e sé: “Perché Zarkon non mi ha detto niente?”

-Ordini dall’alto.- Tagliò corto l’uomo e poi proseguì a riordinare le carte.

 

* * *

 

-Come sarebbe è partito per un lavoro da solo?- Strillò Kara sbattendo un pugno sul tavolo.

Intorno a lei stavano seduti la sorella Inka, Ulrich, Natrix Golem e Arjanna, mentre Lorenz Gendon era in piedi in un angolo.

-Se per voi è un problema, ho già un candidato pronto a sostituirlo, così sarete di nuovo in cinque.- Disse quest’ultima.

Tutti si rivolsero verso Lorenz: -Quel moccioso non è in grado di sostituirlo.- La freddò Inka.

-Lasciamo decidere ad Ulrich, se non sbaglio è lui che comanda. Allora, accettate?-

L’omone rifletté qualche istante poi concluse: -Anche se nutro gli stessi dubbi di Inka, non posso permettere che si sappia in giro che abbiamo rifiutato un incarico a causa della sua assenza, ne va della nostra reputazione. Senza contare che la storia che ci avete raccontato è davvero interessante.-

-Perciò...- Incalzò Arjanna.

-Quando si parte?- Chiese Natrix Golem.


3. Ghiaccio

 

D’istinto Yuri mise mano all’ascia e Atres estrasse la spada. Con uno sguardo d’intesa, lo sguardo di due soldati, si precipitarono per le scale a vedere cosa fosse successo. Odore di pericolo.

Scesero nella sala comune e lo spettacolo non fu dei migliori: alcuni tavoli erano stati rovesciati e un paio di sedie erano spezzate, i pochi clienti messi in fuga, l’oste era rannicchiato in un angolo tremante, riparandosi la testa con le mani.

Non appena videro arrivare Atres e Yuri, i quattro artefici del disastro si fermarono ad osservarli.

-Mutanti!- Bisbigliò Atres, poi spostò l’attenzione in un angolo buio accanto alla porta d’ingresso: se c’erano quei bestioni, doveva anche esserci chi li comandava. Un tipo sinistro, i radi capelli neri lunghi fino ai gomiti, l’aspetto emaciato e gli occhi piccoli, ma animati da qualcosa di poco amichevole.

Sheila, che era scesa dopo di loro, non si può dire che lo vide subito, più che altro lo avvertì e per un attimo si fermò, a metà della scala, ma quando riuscì a distinguere la sua figura, lo riconobbe: “Heimlich”. Non disse il suo nome, lo pensò soltanto, eppure lui alzò lo sguardo verso la maga come se lo avesse udito.

-Che succede qui?- Chiese Atres.

Heimlich avanzò di qualche passo: -Chiedo scusa per il disordine, ma volevamo attirare la vostra attenzione, forse i miei animaletti hanno esagerato un po’.-

-Ora ce l’avete.- Rispose Atres. -Che volete da noi?-

-Non amo discutere con le persone armate, forse la giovane praticante che è con voi, mi risponderà.-

Atres si mise in allerta: non ricordava di aver mai visto quel tipo, eppure lui sapeva che sua sorella era una maga, anzi, una “praticante”.

Heimlich proseguì tornando a fissare Sheila con sguardo indagatore, le sue piccole pupille nere sembrava potessero guardarle dentro... -Milady, dov’è la pietra?-

Sheila si irrigidì. Questo non era decisamente nei piani.

Atres rispose per lei: -Non so chi siete e neppure di cosa state parlando.-

-Non è molto onorevole mentire, cavaliere...- Insistette Heimlich,
-Comunque è vero che non ci conosciamo, mi presento immediatamente: il mio nome è Heimlich, solo questo. Però quello che non è vero è che voi sapete bene di cosa sto parlando, dal momento che siete appena stati al Bosco di Soth, o meglio, al Bosco del Sonno. Quindi i casi sono due: o mi consegnate la pietra di vostra spontanea volontà, oppure saranno i miei animaletti a prenderla con la forza. A voi la scelta.-

-Noi non consegniamo un bel niente a nessuno.- Concluse Atres.

-Bene, a questo punto...- Heimlich fece un segnale ai mutanti che grugnendo si mossero verso lui e Yuri.

Quattro mutanti, con le loro pesanti spade, erano troppi per due persone, anche se dotate di forza e abilità.

Sheila pensò che fosse meglio usare la magia, magari per prima cosa spaventarli con un lampo di luce incandescente. Raccolse una manciata di polvere pirica dalla sua borsa mentre pronunciava la formula sottovoce, ma in quel momento Heimlich fece uno strano gesto con la mano, passandosela davanti al volto, dal basso verso l’alto. Sheila sentì una specie di contraccolpo, come un vuoto d’aria, e la polvere le cadde di mano.

Aveva innalzato una barriera contro gli incantesimi: Heimlich era uno stregone, ed era potente.

Atres e Yuri, senza accorgersi di cosa fosse successo, iniziarono lo scontro. Non potendo competere con la forza, dovevano puntare sull’agilità. Ciascuno di loro aveva due mutanti da tenere a bada.

Yuri, che portava sempre con sé l’ascia di famiglia, la afferrò con la mano destra, mentre con la sinistra estrasse la spada che portava al fianco, l’arma dell’esercito dei Ghiacci, anche se quella non era decisamente la sua mano migliore. Parò due attacchi in simultanea, ma quello con la spada non gli riuscì: accompagnò la spinta della lama del mutante piegando il braccio all’indietro per non slogarsi la spalla, e dovette lasciar cadere l’arma mentre il fendente del bestione andava a conficcarsi nelle assi del pavimento, sbilanciandolo e tenendolo occupato per qualche secondo, il tempo necessario a Yuri per ruotare l’ascia, con cui aveva agganciato la spada dell’altro mutante, in modo da disarmarlo per poi colpirlo con un fendente in pieno petto.

Il bestione franò a terra con l’ascia conficcata tra le costole, ma mentre Yuri cercava di disincagliarla, l’avversario alla sua sinistra era ripartito all’attacco. Schivò il colpo abbassandosi e rotolando a terra trascinando il manico dell’ascia in modo da spostare il corpo della sua prima vittima ed usarlo come scudo, poi raccolse l’arma del mutante per difendersi.

Atres aveva solo la sua spada contro due avversari. Cercò di mettersi in una posizione di vantaggio, passando in mezzo ai tavoli e alle sedie in modo che i mutanti fossero impediti nel percorso e potessero attaccarlo solo uno per volta. Alle sue spalle sentiva il mormorio della sorella, le parole di un incantesimo, e non capiva come mai non stesse succedendo niente.

Sheila cercava inutilmente di rompere la barriera, l’unica cosa positiva era che mentre Heimlich era impegnato a trattenerla non avrebbe potuto fare niente per colpire i ragazzi, però per quello, i mutanti erano già più che sufficienti. Atres era in difficoltà: quei bestioni ribaltavano i tavoli e ogni altro ostacolo si ponesse tra loro e la loro preda con una facilità ridicola, e lui sapeva che di questo passo si sarebbe messo in trappola da solo. Ormai era all’angolo.

Lo stregone sibilò una parola, qualcosa che suonava come “Shrank” e uno dei mutanti che braccavano Atres si voltò, probabilmente era il suo nome. Con un cenno del capo indicò Yuri che stava per avere la meglio sul suo avversario, e il bestione si gettò su di lui in un attimo, senza dargli neppure il tempo di vederlo, e lo afferrò da dietro immobilizzandolo.

Atres, che stava riguadagnando il suo vantaggio ora che aveva un solo mutante da affrontare, dovette fermarsi quando sentì Heimlich gridare lo stop ai suoi “animaletti”. Yuri era preso.

-Giù le armi!- Intimò lo stregone. Anche Sheila desistette dai suoi incantesimi, ormai iniziava ad essere stanca. “Ma come diavolo fa a parlare mentre tiene la barriera?” Pensò tra sé e sé, in fondo con una punta d’invidia: gli incantesimi richiedevano una concentrazione totale, e lui doveva essere ad un livello altissimo.

Sta di fatto che ora erano nei guai.

Yuri fu costretto con uno strattone a lasciare la spada che ancora teneva in mano e anche Atres fece cadere la sua sotto la minaccia del mutante.

-Allora,- cominciò lo stregone avanzando verso Yuri, mentre ancora teneva la barriera con la mano alzata, -ora posso avere la pietra?-

Anche se Yuri aveva la pietra, e anche se non aveva ancora capito quanto esattamente potesse valere, non aveva nessuna intenzione di consegnarla, forse perché lo sguardo di Sheila era stato terribilmente serio quando gliel’aveva affidata o forse perché in fondo cominciava davvero a credere a quello che gli era accaduto nel bosco e alle parole di Sahama, e comunque sapeva che in un modo o nell’altro non ne sarebbero usciti vivi. Era esattamente come aveva detto Sheila: forse il momento della scelta era arrivato prima del previsto. La sua vita era nelle mani del nemico e lui era un soldato e un uomo d’onore, era il momento di decidere per che cosa valeva la pena di morire o di combattere... Ma ora, bloccato in quella posizione non avrebbe potuto fare niente, e quindi qual era la scelta? Qual era il vero significato di quelle parole?

Gli tornò alla mente Sahama: aveva detto che lui aveva bisogno della pietra e del suo potere, ma qual era questo potere? La magia? Esisteva davvero? Doveva davvero crederci?

-Yuri! Fallo!- Gli gridò Sheila, -E’ la nostra sola possibilità! E’ tua, hai il suo potere, devi usarlo. Adesso!- Sapeva che era un rischio rivelare a Heimlich dove fosse la pietra, ma se davvero Yuri era uno dei Custodi doveva sbloccare il suo potere in quel momento.

Heimlich estrasse lo stiletto ricurvo dalla cintura. E così quel ragazzo era uno dei nuovi Custodi... Questa era un’occasione unica, poteva liberarsi di lui e prendere la pietra mentre era ancora in tempo...

Ma quale potere?” Si chiese di nuovo Yuri. “Lo sai. E’ dentro di te.” Una voce nella sua testa, la riconobbe, era la voce di Sahama. “Concentrati, pensa alla tua vita e a chi ti accompagna, pensa a qual è la cosa giusta da fare, riconosci il tuo dovere. Dai ascolto al tuo cuore.

Yuri decise che alla fine valeva la pena di tentare, non era ancora la sua ora, se lo sentiva nel sangue.

Heimlich si avvicinava ed era più che certo che avesse intenzione di ucciderlo, era il momento di giocarsi tutto e fare la scelta giusta. Era il suo dovere. Yuri ascoltò il suo cuore e il suo cuore rispose con strane parole. Sulla sua guancia apparve la stella azzurra, la stella che aveva visto nello specchio al Tempio della Legge.

Heimlich si diede lo slancio per affondare.

Yuri pronunciò quelle strane parole:

-Il sacrificio è la mia forza

il mio destino è quello dell’acqua

che controllata dal tempo

per Dovere diventa ghiaccio!-

All’improvviso fu come se fosse avvolto da una tormenta gelida, e il ghiaccio nacque dal suo corpo e si impadronì del corpo del mutante che lo tratteneva, congelandogli le braccia e ciascuna parte del corpo che fosse a contatto con Yuri.

La lama dello stregone si congelò mentre si avvicinava e si spezzò quando toccò il guerriero. Heimlich si ritrasse immediatamente facendo un balzo all’indietro.

Sheila sentì la barriera cadere, forse era lo spavento, o forse non poteva oltrepassare il potere di Yuri? Stava il fatto che quello era il momento, l’unica occasione per fermarli. Cercò nervosamente tra le sue borse e iniziò a recitare la formula del sonno.

Yuri con uno strattone si liberò dalla stretta mandando in frantumi le braccia ghiacciate del mutante. Gli altri due, atterriti, lasciarono le armi e indietreggiarono verso il loro padrone. Lo stregone cercava di riprendere il controllo e ricorrere di nuovo alla magia ma gli era impossibile, perché tra lui e Sheila c’era Yuri e il suo potere, e ormai era troppo tardi, la maga aveva finito di pronunciare la formula. Con uno sbuffo la stanza fu avvolta da un fumo purpureo e tutti, tranne Sheila e Yuri, caddero addormentati, rovinando al suolo privi di sensi.

Yuri pian piano tornò in sé, la stella si spense e lui si accasciò su un ginocchio, si sentiva stremato.

-Complimenti.- Sussurrò Sheila avvicinandosi a lui, cercando di mantenere un atteggiamento serio e distaccato. Yuri la guardò, il suo sguardo di ghiaccio sembrò avere un sussulto, era evidentemente sfinito e non riusciva a conservare la sua solita freddezza.

La maga gli toccò la mano per aiutarlo ad alzarsi, ma subito lui la ritrasse con un gesto secco e si rimise in piedi da solo.

-E’ fredda,- disse lei, -dovrai imparare a controllare la temperatura se non vuoi rischiare di farti sopraffare dai tuoi poteri.-

Il guerriero ritrovò la sua solidità e si guardò attorno per analizzare la situazione, vide tutti stesi al suolo: -Sei stata tu?- Lei annuì. -Che hai fatto?-

-Li ho solo addormentati.-

Yuri posò i suoi occhi gelidi sulla maga: -Li hai addormentati tutti quanti? Pensavo potessi fare di meglio.-

Sheila apparve seccata: -Non avevo intenzione di incenerire per sbaglio mio fratello!-

Yuri tagliò corto: -D’accordo, allora sveglialo e andiamocene da qui.-

Sheila rimase qualche secondo in silenzio: -Non posso. Dobbiamo aspettare che finisca l’effetto dell’incantesimo.-

Lui la guardò perplesso: -Vuoi dire che me lo devo portare in spalla?-

La maga era impassibile, non osava annuire, ma poi si guardarono in faccia e non riuscirono a trattenere un sorriso divertito. Fatto veramente insolito.

-Tu vai su a recuperare le nostre borse,- concluse Yuri, -io intanto li lego così quando si svegliano non ci seguiranno subito.-

-Non sarebbe più facile liberarsi di loro definitivamente?- Chiese Sheila.

Yuri la guardò con durezza: -Sono un soldato, non colpisco chi non è in condizione di difendersi. Ci penserà l’oste a chiamare le guardie quando si sveglia, ti assicuro che non sono gentili con i forestieri.-

Sheila si avvicinò alle scale. Alla luce del sole che penetrava dall’esterno le loro ombre si toccarono finché lei non si confuse nell’oscurità. Salì al piano di sopra e tornò nelle stanze in cui avevano pernottato raccogliendo le loro borse da viaggio, poi uscì nel corridoio, ma quando stava per scendere, si bloccò, guardando verso un angolo buio.

Tutto appariva immobile, eppure nel silenzio si poteva appena percepire il suono di un respiro.

La maga si incamminò verso il piano di sotto, ma prima disse: -Chiunque tu sia, vedi di sparire se non vuoi assaggiare un po’ di magia nera.-

Nessuno le rispose, ma lei sapeva che qualcuno aveva sentito perfettamente. Tornò da Yuri.

-Questa situazione non mi piace, penso che dovrai spiegarmi un po’ di cose. Se vengo con voi è perché non ho altra scelta, ma ricordati che non mi fido di te.- Yuri raccolse Atres da terra e uscì alla luce del giorno.

Sheila lo seguì con lo sguardo, stava per chiedere perché, se non si fidava di lei, ora le dava le spalle, ma non lo fece. Era una risposta di cui non aveva bisogno.

 

* * *

 

Buio e vuoto.

Atres correva su un terreno cavo nell’eco dei suoi passi. Stava seguendo qualcuno, una figura indistinta che sembrava scappare nell’oscurità.

Un indicibile buio, talmente profondo da sembrare luce, tanto forte da togliere il fiato.

Si svegliò di scatto, con il respiro affannato.

Era solo un sogno. Ma era come se...

L’immagine di sua sorella fece scivolare quel ricordo nei recessi della sua mente.

Il sole era ancora alto, erano poco fuori dal villaggio, in mezzo ai boschi. Era il rifugio migliore per chi era braccato, ed era evidente che ora loro erano delle prede. Prede di qualcuno che non conoscevano e che era disposto a tutto per prendere quello che anche loro stavano cercando.

Yuri si avvicinò ad Atres per vedere se si era ripreso: -Se riesci a reggerti in piedi è meglio ripartire subito, stanotte ci accamperemo sul confine, ho idea che i tipi alla locanda non ci metteranno molto a liberarsi e a tornare sulle nostre tracce.-

Atres annuì e balzò in piedi: -Andiamo. Ah, stavo dicendo... Sai qual è la strada migliore da seguire?-

-Partiamo,- si intromise Sheila, -lo scopriremo lungo il viaggio.-

 

* * *

 

Come previsto riuscirono a raggiungere il confine con il Regno del Drago Azzurro prima che facesse buio e si accamparono come meglio poterono, per loro fortuna la pioggia era scesa solo sulle alte montagne, quindi si erano almeno risparmiati una dormita nel fango.

La luna era un piccolo spicchio nel cielo nero.

Tutti e tre erano seduti attorno al fuoco.

-Chi erano quei tipi alla locanda?- Chiese Yuri.

-Gente che ha a che fare con i mutanti non è bella gente.- Sentenziò Atres.

-Il loro capo è uno stregone ed è molto potente,- spiegò Sheila, -non sono riuscita a fare niente finché Yuri non ha rotto la barriera.-

-Cosa avrei fatto esattamente? Insomma, cos’è successo?-

-Hai usato il potere della pietra azzurra: la pietra del Dovere ha il potere dell’acqua e del ghiaccio, è un potere difensivo potente e ora ti appartiene, nessun altro può usarlo, sei tu il legittimo Custode.-

-E allora perché quel tipo, quell’Heimlich, la voleva se solo io posso usarla?-

-Questo non lo sappiamo con esattezza,- proseguì la maga guardando verso il cielo, il giaciglio che si era preparata sembrava fatto di spine, -ma il potere delle pietre è in continua transizione, se il Custode morisse... Il punto è che il Fiore di Luce è in pericolo e d’ora in poi dovremo essere ancora più prudenti.-

Atres si alzò in piedi e iniziò a girare in tondo alla ricerca di una posizione particolarmente strategica: -Forse è meglio dormire qualche ora, io farò il primo turno di guardia.- Salì su una grande roccia che apriva lo sguardo verso una radura, più sotto la valle era buia e silenziosa, da lì in poi sarebbe stato un lungo tratto pianeggiante, almeno per lo spazio di un giorno di cammino. Decise che quel punto andava bene e si mise a sedere, era piuttosto lontano dai giacigli, poteva ancora vedere Sheila e Yuri, ma non poteva sentirli parlare.

Yuri insistette: -Che succederà se arriveranno alle pietre prima di noi?-

-Non ne ho idea, ma so che sarà terribile.- Ad un tratto Sheila iniziò a tremare per il freddo della notte. Per la prima volta era stata colta da una consapevolezza che non aveva mai provato prima. Per la prima volta si sentiva dalla parte sbagliata.

Iniziò a fissare Yuri inquieta, attraverso le ombre della notte. Era lui che le faceva questo effetto? Erano tanto forti i poteri del Fiore di Luce sulla sua anima persa nell’oscurità?

4. Braccati

 

Zarkon si ritrovò di nuovo, in piena notte, nei sotterranei, davanti alla porta di quella squallida cella.

-Ultimamente vieni a farmi visita sempre più spesso Farquhar.- Sussurrò una dolce voce.

Zarkon illuminò Eterna (o forse avvenne il contrario).

Di nuovo una lacrima su quel bellissimo volto.

-Non volevo svegliarti.- Ci fu silenzio tra i due, Lord Zarkon rimase in attesa.

Non valeva la pena di porre nessuna domanda.

-Ma dal momento che sei qui, è giusto che tu sappia. Io non posso mentire. Un altro grande potere è stato risvegliato. Le cose si avvicinano al loro compimento. Sei davvero così sicuro di poter interferire col destino?-

-Io non voglio interferire con i ritrovamenti, dal momento che le pietre saranno ugualmente mie. E poi l’hai detto anche tu che il destino è mutevole.-

Eterna non rispose, ma continuò a fissarlo con infinita dolcezza.

Zarkon non resse oltre il suo sguardo. Tornò a dormire.

-Sei andato ancora da lei?- Disse una voce femminile nel corridoio.

Zarkon la riconobbe anche nel buio della sua torcia spenta.

-Arjanna, mia cara, che ci fai in piedi a quest’ora?-

-Rispondi alla mia domanda.-

-Come lo sai?-

-L’ho sentito. Certe facoltà non ci lasciano mai. Neppure dopo un decennio.-

Zarkon si avvicinò alla donna, fece per abbracciarla, lei si ritrasse.

-Noto una punta di gelosia nei tuoi atteggiamenti? Perché sei così fredda con me?-

-Non potrei essere gelosa di lei, commetterei un sacrilegio. Sono solo preoccupata per il tuo piano.-

Lui le accarezzò i capelli, lei si lasciò baciare.

-Sta semplicemente andando tutto come avevo previsto. E poi non posso perdere con te al mio fianco.-

Arjanna non rispose.

 

Mese IV, giorno 6

 

Ulrich Xarke. In una parola, imponente.

Ma descriverlo con una parola era troppo poco. Un uomo alto, muscoloso, la pelle abbronzata che faceva risaltare i capelli lunghi, appena sopra le spalle, chiari e sottili, biondo-grigi così come la barba, gli occhi piccoli, indagatori, ma di un castano profondo e intenso, il viso segnato dal tempo di mille battaglie, ma ancora capace di incutere timore.

Ma Ulrich Xarke, a quarantatre anni, venticinque dei quali trascorsi a fare il mercenario, non era solo questo: un omone spaventoso; era anche astuto e intelligente, esperto e abile nel maneggiare qualsiasi arma, un perfetto stratega e un capo autoritario e leale. Ed è per tutte queste ragioni che degli spiriti infiammati e ribelli come quelli delle due gemelle Inka e Kara DeYong, oppure sfuggenti e infidi come quello di Natrix Golem, avevano accettato di farsi comandare e guidare da lui.

Ciascuno di loro avrebbe dato l’anima per Ulrich, non che l’anima di tre mercenari valesse poi tanto, ma l’avrebbero fatto.

E buona parte di questo lo pensava anche Lord Zarkon, tanto da affidare nelle sue mani una missione tanto delicata.

Gli restava sempre e comunque quel margine di errore che aveva colmato inviando con loro un giovane, ma affidabile soldato, il Tenente Gendon, a sostituire il quinto del gruppo.

Lo stalliere terminò di sellare i cavalli. Tutti erano pronti per partire.

-Davvero dobbiamo portarci con noi quel pivello?- Chiese Ulrich con la sua voce cavernosa indicando Gendon, che con i suoi ventotto anni era il più giovane del gruppo.

-Così vuole Zarkon.- Rispose Arjanna.

-D’accordo, d’accordo, Sua Altezza, ma se poi si fa male io non mi ritengo responsabile.-

Lorenz fece finta di non sentire e salì in sella. Per chiunque sarebbe stato un onore unirsi al gruppo di Ulrich, ma il Tenente sapeva che in fondo si trattava solo di mercenari. -Non preoccupatevi Milady.- Disse, rivolto ad Arjanna, -Farò il mio dovere.-

-Ne sono certa.- Ribatté la donna poi si rivolse agli altri: -Avete tutto ciò che vi serve?-

Ulrich fece un ampio sorriso indicando la mazza ferrata che lui chiamava il suo “portafortuna”, aveva portato con sé anche una grossa spada che solo uno della sua stazza o un mutante sarebbero stati in grado di impugnare. Anche le gemelle portavano delle spade, ma più leggere e maneggevoli, inoltre, Inka aveva con sé l’inseparabile frusta e Kara la balestra. E a prima vista, questo era l’unico particolare che le distinguesse; l’unica vera differenza tra loro stava forse nel carattere: Kara era la più femminile e impulsiva, Inka era fredda e aggressiva.

Silenzioso come sempre, li seguiva Natrix Golem, che appariva disarmato, ma sotto il mantello e gli abiti poteva nascondere qualsiasi cosa. Era famoso per i suoi aghi avvelenati.

Arjanna fece un gesto del capo per indicare che tutto era apposto e il gruppo si avviò verso il porto facendo un cenno di saluto.

 

* * *

 

Atres stava di nuovo facendo quel sogno: era buio, non riusciva a capire dove si trovasse, ma era tutto così inspiegabilmente vuoto; qualsiasi suono si ripeteva come un eco.

Si accorse di non essere solo, c’era qualcuno che si muoveva velocissimo. Intravide la sua sagoma e iniziò a inseguirla. Ora sembrava che i suoi occhi vedessero meglio e quella sagoma... sembrava una ragazza...

La raggiunse e la prese.

Stava per vederla in faccia quando si svegliò di soprassalto, era ancora buio.

Adesso, da sveglio, non sembrava poi così sconvolgente. Cercò di ricordare, lottando disperatamente con la sua mente, cercando di riacchiappare le immagini del sogno, che stava scomparendo e si faceva sempre più confuso... Ricordò solo un luogo buio, ricordò strane e indefinite sensazioni, e ricordò quella ragazza di un regno lontano, o forse no? Non ricordava né il suo volto né le sue parole, era tutto talmente buio, nero... eppure sembrava non ci fosse niente di malvagio in quel nero; e il nero del sogno si confuse con il nero della notte, e il sogno svanì così com’era venuto, nel nulla, nel nero.

Ormai mancava poco e l’indomani avrebbero raggiunto il Regno della Stella. Dei loro inseguitori non c’era più stata alcuna traccia, almeno per il momento. Si alzò per dare il cambio a Yuri e rivolse lo sguardo verso il cielo stellato. Non sarebbe finita tanto presto. Il viaggio era ancora lungo.

 

* * *

 

Mese IV, giorno 7

 

Dopo essere sbarcati ad est, sul continente, avevano attraversato senza intoppi il regno della Mezzaluna ed ora si apprestavano ad attraversare l’altopiano che portava al confine. La zona era piuttosto arida, ma da lontano già si iniziava a distinguere la vasta pianura lussureggiante del Tayon, in cui sorgevano le principali città del Regno della Stella. Ben presto avrebbero trovato il sentiero che portava alla torretta di guardia che segnava il limite tra i due regni. Se tutto procedeva tranquillo, sarebbero arrivati a destinazione in tempo per l’appuntamento, eppure Kyra era inquieta, come se avvertisse una pesante presenza incombere su di lei. Aveva il volto tirato, era esausta.

Jonathan se ne accorse e richiamò Kris perché facessero una pausa.

La giornata era calda, ma il guerriero dalla pelle d’ebano era abituato alle alte temperature; la stessa cosa non si poteva dire degli altri due, che provenivano da zone temperate.

-Le bisacce con l’acqua sono pesanti,- disse Jonathan alla ragazza come per scusarsi, -ma non possiamo farne a meno, non vedremo un ruscello fino a domani. Se vuoi posso portartele io per un po’.-

Si fermarono all’ombra di una grande roccia cava, forse scavata dall’erosione di un antico fiume che ora si era prosciugato.

-No, ce la faccio.- Disse lei sedendosi sulla terra rossa per riprendere fiato.
-Non è questo che mi preoccupa.- Aggiunse.

Kris salì sulla roccia a scrutare l’orizzonte, ergendosi come una grande statua nera stagliata nel cielo azzurro e senza nuvole, poi, soddisfatto, scese dagli altri e si mise a sedere con loro.

-Ho la sensazione che ci stiano ancora cercando.- Proseguì lei.

-Non credo,- la rassicurò Kris, -mi sono fermato spesso a guardare. Da questa altezza, se qualcuno ci avesse seguito l’avremmo visto. E inoltre per starci dietro, avrebbero dovuto conoscere la nostra destinazione.-

Kyra ingoiò un sorso d’acqua e si rimise in piedi: -Ripartiamo. Se hanno capito chi sono, potrebbero anche sapere dove stiamo andando.-

Avanzarono di alcuni metri e Jonathan si arrampicò su un piccolo picco frastagliato, dove la roccia formava come dei gradini naturali: -Vediamo se da qui si può già scorgere la torretta di confine.- Arrivato in cima si fermò per qualche secondo. -Kris?- Il suo tono si era fatto serio: -Ricordi quando hai detto di aver guardato e di non aver visto nessuno? Credo che tu abbia guardato dalla parte sbagliata.-

Kris, agile come una pantera, si arrampicò dietro di lui. Loro erano venuti da ovest, ma Jonathan era rivolto a sud-est.

-Sono loro?-

-Non lo so, ma se lo sono ci hanno accerchiati.-

Kyra si avvicinò allarmata: -Che facciamo?-

Jonathan scese, mentre Kris si acquattò sulla roccia continuando ad osservare.

-Non è detto che stiano cercando noi.- Disse il primo per tranquillizzare la ragazza.

-Ma sono loro?- Incalzò lei, -Hanno l’uniforme col giglio?-

-Non si vede bene da qui,- le rispose Kris, -ma credo siano loro.-

-Riesci a vedere quanti sono?- Chiese Jonathan.

-Sette, otto... nove.-

Kyra era sempre più terrorizzata: -Torniamo indietro!-

-Calmati.- Le disse Jonathan, -Non possiamo tornare indietro, non abbiamo provviste sufficienti e se davvero sono qui per noi, non sarebbe una buona idea tornare nei centri abitati.-

Kris scese dalla roccia: -Dobbiamo nasconderci finché non sapremo cosa ci fanno qui.-

 


5. Il Sogno

 

La torretta era scavata nella roccia rossa dell’altopiano e vegliava su una stretta stradina che scendeva attraverso un canale di roccia, delimitato da due alte e ripide pareti, non c’era altra via per il Regno della Stella, infatti l’altopiano terminava con un brusco strapiombo, troppo alto per un salto.

-Li vedi ancora?- Chiese Jonathan a Kris che si era arrampicato per controllare.

-Sono vicini, però ora ne vedo soltanto tre, sono fermi, credo si siano appostati, e vedo anche la torretta, dietro di loro.-

-Non è che per caso sono le guardie di confine?-

Kris scosse la testa: -Ora lo vedo bene, lo stemma del giglio. Sono loro.-

-Ma le guardie di confine dove sono?- Insistette Jonathan, -Dalla torretta dovrebbero averli visti, sono soldati stranieri.-

Kris strizzò gli occhi come per vederci meglio: -Non lo so, ma ho come l’impressione che non ci sia nessuno.- Scese con un balzo, -Non abbiamo scelta. L’unico passaggio è questo, dovremo affrontarli. Finché sono in tre possiamo farcela, ma dobbiamo fare in fretta e non dare il tempo agli altri di raggiungerli, o almeno impedirglielo. Potrei fare copertura con l’arco, ma così dovresti affrontarli da solo e non mi sembra una buona idea.-

-Ehi, ci sono anch’io!- Protestò Kyra estraendo la spada.

Jonathan la ignorò e salì sulla roccia per valutare la situazione: -Per essere un diplomatico te ne intendi di tattiche di guerra.- Commentò rivolto a Kris.

-Ho iniziato come soldato per difendere i villaggi dalle tribù nomadi del sud.- Spiegò questi. -Però è Kyra che mi preoccupa, non ha la forza di un uomo.-

-Ehi! Anch’io so combattere!- Ribatté la ragazza sentendosi sminuita, -E poi vi siete dimenticati il mio potere? Meglio in due che da solo!-

Jonathan osservò la posizione dei soldati e proseguì: -Ce la posso fare, il passaggio è stretto, se riesco a imboccare il canale di roccia potranno attaccarmi solo uno per volta.- Scese e si rivolse a Kyra: -Senza offesa, ragazzina, ma non è il caso di farti infilzare mentre pronunci la tua bella formula.-

-Non ti lascio andare laggiù da solo!-

Kris mise una mano sulla spalla del ragazzo: -Ha ragione, è un suicidio. Che fai se arrivano gli altri? Andremo tutti e due, avremo più possibilità di batterli prima che chiamino i rinforzi.-

-D’accordo,- accettò Jonathan estraendo la spada, e si rivolse a Kyra: -Tu resta indietro, se le cose si mettono male usa la magia.-

La ragazza guardò alle spalle di Kris, poi si avvicinò a lui con passo deciso: -Io ho un’idea migliore, Posso?- Disse indicando l’arco e la faretra del ragazzo. Lui la guardò stupito: -Sei sicura di saperlo usare?-

-So centrare una lepre in corsa, le ninfe non mangiano solo frutta, sai?- Affermò lei.

-Va bene, allora mettiti in posizione su quella roccia: quando la via è libera salta giù e preparati a correre.-

Kyra annuì: -Che ne dite se gli do fuoco?-

-Come scusa?-

-Alla freccia intendo, farà più effetto.-

-D’accordo.- Concluse Jonathan, -Ehi, bionda, guarda bene,- disse indicandosi il petto, il simbolo con la cascata: -qui è dove non devi colpire.- E poi le fece un ampio sorriso.

-Andiamo.- Disse Kris estraendo la spada a sua volta, il suo volto era serio e concentrato, non aveva mai visto un soldato sorridere così prima di andare in battaglia, quel Jonathan, o era terribilmente incosciente o era terribilmente... no, non gli veniva altro termine che non significasse incosciente... Si incamminarono.

Kyra si mise in posizione e iniziò a prepararsi per la formula. Non avrebbe avuto tempo di ripeterla (e forse non ci sarebbe neppure riuscita), doveva incendiare le frecce tutte insieme, però le serviva qualcosa che bruciasse velocemente e facesse una bella fiamma, non aveva molto a disposizione, così strappò una striscia  di stoffa dalla camiciola che portava sotto la giubba di cuoio e la legò attorno alla prima freccia, poi iniziò a sperare.

Jonathan andò per primo; mettersi a parlare era fuori discussione, dovevano fare alla svelta: -Vi conviene lasciarci passare.- disse, continuando ad avanzare con la spada sguainata, nonostante i soldati, vedendo i due sopraggiungere, si fossero messi sulla loro strada.

Senza esitare partì all’attacco dando appena il tempo al primo avversario di estrarre l’arma. Lo stesso fece Kris che, riuscendo ad oltrepassare Jonathan, attaccò il secondo uomo.

Il terzo, preso di sorpresa, iniziò a correre verso sud e a chiamare aiuto, ma dopo pochi passi fu raggiunto alla schiena da una freccia infuocata e stramazzò a terra con un gemito.

“Bella mira bionda.” Pensò Jonathan che aveva visto la scena con la coda dell’occhio, e si sbrigò a finire la sua parte. I soldati non erano così abili e bastarono poche mosse per metterli fuori combattimento. Kris finì col suo avversario stendendolo con una ginocchiata ben assestata nello stomaco, dopo di che Jonathan si voltò: -Kyra sbrigati!-

Gli altri, che avevano sentito le grida d’aiuto, stavano sopraggiungendo, la ragazza scoccò ancora tre frecce, due delle quali andarono a segno, ma ora la cosa migliore era andarsene. Saltò giù e iniziò a correre verso gli altri, più veloce che poteva, con il cuore che batteva a mille. Jonathan la prese per mano, poi tutti scattarono lungo lo stretto sentiero.

Sentivano i passi dei soldati dietro di loro. Jonathan si voltò: gli uomini avevano appena imboccato la strettoia e erano a poche decine di metri, ma all’improvviso vide qualcosa che lo pietrificò. Si bloccò lì in mezzo alla strada.

Kyra prese a strattonarlo: -Jonathan che ti prende? Dobbiamo andarcene!-

-Lui!- Bisbigliò il ragazzo. Kris seguì il suo sguardo e capì: l’uomo che era alla testa dei soldati era lo stesso che avevano visto al Consiglio. Quello che era con re Roland quando era stato assassinato, quello che probabilmente l’aveva accoltellato. Lothar Rutherkann

Jonathan strinse la spada e tornò sui suoi passi.

Davanti a lui stavano sopraggiungendo quattro uomini.

-Dobbiamo andare!- Disse Kris trattenendolo per un braccio, ma lui sembrò non sentirlo.

-Sporco assassino!- Gridò Jonathan correndo verso Rutherkann.

Lothar rallentò leggermente quando vide chi erano i due che accompagnavano la ragazza.

Kyra d’istinto prese una freccia e la scoccò. Questa sibilò accanto all’orecchio di Rutherkann e colpì alla spalla il soldato dietro di lui.

Lothar si bloccò sbigottito, lasciando che i suoi uomini gli passassero davanti.

Jonathan si fiondò sul primo soldato con furia. Questi riuscì a difendersi come meglio poteva finché il cavaliere non gli conficcò la lama nello stomaco.

Nel frattempo Lothar si mise a sbraitare: -Ritirata! Ho detto di ritirarsi!- E iniziò a correre tornando sui suoi passi, seguito dai soldati.

Kris con un balzo afferrò Jonathan da dietro prima che iniziasse a inseguirli, il ragazzo si agitava come un animale in gabbia. -Dobbiamo andare!- Insistette Kris, fortunatamente aveva abbastanza forza per trattenerlo.

-Vigliacco!- Gridò Jonathan in direzione di Lothar.

-Potrebbero essercene altri!- Kris cercava di farlo ragionare, -Andiamocene da qui!-, ma lui continuava ad agitarsi.

Kyra gli si parò davanti e gli rifilò uno schiaffo che sembrò rimbombare nel canale di roccia: -Datti una calmata se non vuoi che ti incenerisca!-

Improvvisamente Jonathan tornò in sé, la fissò negli occhi per qualche secondo, poi abbassò lo sguardo: -Andiamo.- disse.

Kris lo lasciò, e insieme iniziarono a correre verso il confine.

Passarono davanti alla torretta e videro che davvero non c’era anima viva, infatti la porta d’accesso era spalancata e una delle guardie giaceva riversa sulla soglia con gli occhi sbarrati e la gola squarciata. -Quei bastardi li hanno fatti fuori!- Sibilò Jonathan, ma continuarono a correre verso valle. Più giù c’era una macchia di alberi verdi, e una volta lì avrebbero potuto fermarsi a riprendere fiato.

 

* * *

 

Nel cuore della notte era ricominciato il sogno. E mentre sognava, Atres si rese conto di aver già fatto quel sogno, che man mano che il viaggio proseguiva, diventava sempre più reale.

Quel luogo buio e vuoto gli era familiare; camminando nel silenzio, sentendo solo il rimbombare dei suoi passi, se ne rese conto. Quel ricordo che l’alba porta via con sé, la notte lo faceva riaffiorare, ora ne era sicuro: ogni notte. Aveva fatto e rifatto quel sogno ogni notte dal giorno in cui erano partiti, o forse prima...

Ma com’era possibile che non se ne fosse mai accorto, che non l’avesse mai ricordato? Forse, una volta rischiarato dalla luce del giorno, quel buio che lo avvolgeva diventava invisibile, senza importanza; eppure adesso che era lì, si stava accorgendo che di importanza ne aveva invece molta, che la sua vita stessa dipendeva da quel sogno: era troppo importante per essere dimenticato e forse il mattino seguente avrebbe finalmente scoperto... “Ma chi è quella ragazza? Quella che corre nel buio, quella che ogni notte cerco di raggiungere? Sta scappando da qualcosa, o da qualcuno, ma io sono qui per aiutarla... Lei ha bisogno di me... I nostri destini sono legati. Indissolubilmente legati...” E mentre pensava tutto questo, Atres si rese conto di averla afferrata, di tenerla per un braccio.

Ma questa volta non l’avrebbe lasciata e non si sarebbe svegliato. Questa volta la voleva guardare, la doveva guardare...

Restarono immobili per interminabili secondi prima che Atres riuscisse a dire qualcosa, le chiese: -Chi sei?-

Lei era ancora voltata di spalle e il ragazzo fissava i suoi lunghi capelli neri, lisci e leggeri, che si muovevano lievemente... Sentì che si era alzato il vento.

(Ma dov’era, dov’era?)

La voce dolce e irreale della ragazza, finalmente si fece sentire: -Che importa dirti chi sono se io non sono realmente qui? Lo sai che è solo un sogno.-

-Voltati.- Disse Atres.

-A che scopo?-

-Voglio vederti.-

-Non servirà.-

La voce di Atres si addolcì: -Ti prego.-

Lei acconsentì. E lo guardò negli occhi, anche lei sorpresa di vederlo per la prima volta. Dopo tanto tempo.

I suoi occhi erano forse molto dolci, scuri e leggermente allungati, ma tristi; il viso delicato, ma con un espressione dura e seria, ed era veramente di un altro regno. E sul volto, sulla guancia destra, aveva una brutta cicatrice che aveva la grottesca forma di una A.

-Ti ho sognato ogni notte, perché?-

Lei abbassò lo sguardo: -Sappiamo troppo, non dovevamo vederci, non in sogno. Troppo ci è stato concesso. Devi dimenticare...-

-No!-

-Svegliati.-

Lei si alzò di soprassalto, il cuore in gola, le batteva fortissimo. -Chi sei? Perché ti sogno ogni notte?- Sussurrò nell’oscurità. Questa volta non aveva dimenticato.

Questa volta Atres non aveva dimenticato.

Ricordava ogni cosa, ogni parola, ogni tratto del viso di quella ragazza.

Si guardò attorno sperduto nel buio, poi quando i suoi occhi si furono adattati si ricordò di dov’era: una locanda, nella zona del mercato, alla Città d’Oro. Erano arrivati a destinazione nel tardo pomeriggio, fortunatamente il viaggio era andato liscio e non avevano più incontrato né quello stregone né i mutanti, e forse era merito dell’itinerario scelto da Yuri, quel tipo sarebbe stato capace di trovare la strada di ritorno anche se fosse disperso negli inferi...

Si alzò e andò alla finestra mentre la sorella dormiva profondamente. Guardò fuori e vide che la luna era ancora alta, una mezzaluna quasi perfetta. Forse era meglio tornare a dormire, l’indomani avrebbero incontrato finalmente quei misteriosi stranieri e allora le cose si sarebbero fatte serie.

 

* * *

 

 

Mese IV, giorno 8

 

La base segreta dell’esercito del Giglio si trovava poco fuori dalle mura della Città d’Oro, anticamente era stato il rifugio di assassini e contrabbandieri, poche stanze scavate nella roccia e nella terra, il cui accesso era nascosto tra la boscaglia. Quando Lothar arrivò, Heimlich lo stava già aspettando, il puzzo dei suoi mutanti appestava i corridoi. “Quando avremo preso anche questo regno, non dovremo più nasconderci sotto terra come topi di fogna” pensò, mentre raggiungeva la stanza in cui lo attendeva lo stregone.

-Novità?- Chiese Heimlich senza tergiversare.

Lothar si slacciò il fodero con la spada e lo scaraventò con stizza contro il tavolo, poi si sedette. -Ho perso due uomini per colpa di quei bambocci del Consiglio!-

-Quali bambocci del Consiglio? Tu non dovevi seguire la ragazza?-

-Infatti, ed è insieme a loro che stava, il cavaliere della Cascata e quel nero del sud, dovevo immaginare che fossero proprio loro quando i miei uomini sull’Isola me li hanno descritti.-

-Il cerchio inizia a chiudersi prima del previsto.- Disse lo stregone tra sé e sé.

Lothar lo ignorò e proseguì nel suo sfogo di rabbia: -Se penso che sono mesi che siamo sulle tracce di quella ragazzina, e loro nel giro di qualche giorno la trovano e se la portano via! Ce l’hanno soffiata sotto il naso! Dannazione!-

-Suvvia, Lothar, non ti preoccupare più del dovuto. Ora finalmente sappiamo con certezza chi è e dove è diretta. Tutto quello che dobbiamo fare è prenderla, anzi, prenderli tutti quanti.-

Lothar gli rivolse un’occhiata obliqua: -Pensavo che la cosa importante fosse prendere le pietre e non i Custodi.-

-Non alla luce di quanto è successo.-

-A proposito,- lo interruppe Lothar, -com’è andato il tuo viaggio al nord?-

-E’ appunto di questo che stavo parlando: oltre alla pietra, si è rivelato anche il secondo predestinato. Quella praticante è in gamba per essere solo una principiante, ma ce l’avevo in pugno, finché non si è risvegliato il potere di quel Custode, è la prima volta che assisto direttamente e devo dire che è notevole. Non c’è magia esistente su questa terra che possa opporvisi. Dovremo combatterli con le armi. Di sicuro, adesso è fuori questione che le pietre passino per le mani di Zarkon.-

-E allora perché non ci liberiamo di lui?- Chiese Lothar accarezzando già l’idea.

-Perché lui ci serve ancora, ed esattamente lì dov’è. Piuttosto, preoccupiamoci del Fiore, ora. Credo di sapere dov’è il prossimo tempio. Organizza gli uomini. Per ora gli ordini sono di prendere le pietre e catturare solo i Custodi che si sono già manifestati, gli altri lasciateli andare, devono portarci dalle altre pietre.- Concluse Heimlich.

-Sì, ma poi come faremo con Zarkon? Ha ancora lui il coltello dalla parte del manico!-

-Te l’ho detto, per il momento va bene così, ce ne occuperemo a tempo debito.-


INTERLUDIO - LE PROVE DELLA STELLA

 

 

1. La Nera Sorella

 

La Città d’Oro era davvero immensa, dopo aver passato la notte in una locanda nella zona povera, Kris, Kyra e Jonathan avevano attraversato il mercato dove avevano fatto provviste, e Kyra si era comprata una nuova camiciola dato che la sua era andata letteralmente in fumo, e ora si apprestavano a raggiungere il luogo dell’appuntamento.

Dovettero chiedere informazioni a più di dieci persone prima di individuare la biblioteca, nella zona più ricca e sorvegliata: il quartiere reale. Era fortificato con mura fastose, chiunque poteva accedervi a patto che non portasse armi.

Si ritrovarono di fronte a sei guardie in armatura, con il mantello rosso che portava il simbolo del regno: una stella dorata a cinque punte, questi indicarono una grande cassa in cui fecero depositare loro le armi, la chiusero con un lucchetto e consegnarono a Kris la chiave, assicurandogli che avrebbero riavuto ogni cosa una volta lasciato il quartiere.

-Qual è il motivo del vostro accesso, stranieri?- Chiese uno dei soldati.

-Vorremmo visitare la biblioteca.- Rispose Kris.

Le guardie fecero spazio agli sconosciuti e indicarono un edificio di marmo rosso, decorato con greche dorate e un grande portone con incisi caratteri scritti nell’antica lingua locale; tutt’attorno grandi palazzi maestosi, abitazioni dei nobili del regno.

Il palazzo reale non era visibile data l’imponenza delle costruzioni antistanti e la vastità del quartiere.

I ragazzi entrarono dalla grande porta e si immersero nel silenzio fresco e polveroso dell’immensa biblioteca passando davanti a due guardie che tenevano immobili le proprie lance e sembravano non respirare, quasi due statue disposte contro le pareti ad ornare l’ambiente spoglio dell’ingresso.

Dritto di fronte all’entrata, due cancelli di bronzo lavorato, aperti, consentivano l’accesso alla prima sala. Avanzarono mentre i loro passi riecheggiavano per tutta la struttura, facendoli sentire insignificanti e a disagio. Si trovarono davanti ad altissimi scaffali di legno contenenti migliaia e migliaia di libri rilegati in cuoio di diversi colori, alcuni visibilmente consumati dal tempo.

Guardandosi intorno videro quattro persone in un angolo della sala: uno era un piccolo ometto canuto, gli occhi ridotti a due fessure orizzontali, che sorrideva cordialmente nel suo vestito  rosso ricamato d’oro, probabilmente il bibliotecario. Stava parlando con un uomo seduto a uno dei grandi tavoli, accanto a lui c’era una donna e un secondo uomo era in piedi, come a fare la guardia.

-Vorremmo sapere se è possibile consultare le piante della città.- Chiese il tipo seduto.

-Ma certo. Aspettate qui.- Disse il bibliotecario, sempre sorridendo, poi si avvicinò a uno scaffale, chiuso da un’anta di vetro decorato e suddiviso in scomparti quadrati contenenti dei fogli di pergamena pregiata arrotolati.

Afferrò una scala e, dopo aver aperto l’anta, si arrampicò con l’agilità di un gatto. Prese uno dei rotoli. -Questa è la più recente.-

-Vorremmo vedere anche quella più antica.-

Il vecchietto si corrucciò, salì più in alto ed estrasse un’altra carta, poi con la stessa agilità con cui era salito, scese e poggiò le due carte sul tavolo, srotolandole.

Quando ebbe finito andò incontro ai nuovi arrivati: -Posso fare qualcosa per voi?- Chiese con il suo buffo accento nella lingua dell’Impero.

Kris si chinò verso di lui in modo che questi non dovesse farsi venire il torcicollo e rispose: -Stiamo cercando una persona.-

Atres, quando li sentì, diede un colpetto sulla spalla di sua sorella. Sheila si alzò in piedi incrociando i loro sguardi.

Kris e Jonathan avanzarono con Kyra in mezzo a loro, un po’ arretrata.

Sheila li osservò attentamente: uno straniero dalla pelle scura di uno dei regni del sud e un Cavaliere con lo stemma della cascata sul petto: “due cavalieri senza corona sosterranno la luce...” Pensò. Quella ragazza, chi era? Possibile che...

-Sheila Shaysjh’yar, siete voi?- Chiese Kris storpiando leggermente il suo cognome impronunciabile.

Lei si voltò verso il bibliotecario congedandolo, poi tornò sui tre ragazzi e annuì: -Lieta di  incontrarvi. Credo dovremmo fare le presentazioni: questo è mio fratello Atres e lui è Yuri Wudestav del Regno dei Ghiacci.-

-E’ un piacere incontrare persone amiche dopo questo lungo viaggio.- Disse Kris, -Io sono Krisantha Wasa, Consigliere del Regno delle Foreste.-

Jonathan a sua volta fece un inchino: -Sir Jonathan Silverfight, Cavaliere dell’Ordine Silverfight del Regno della Cascata.-

-Pensavo sareste stati solo in due.- Disse Sheila posando gli occhi sulla ragazza che si teneva un po’ in disparte, cercando di nascondersi dietro le spalle di Jonahtan.

-Lei è Kyra,- spiegò questi, -possiamo dire che le nostre strade si sono incrociate per puro caso.-

-Accomodatevi.- Disse Sheila indicando il tavolo a cui erano seduti poco prima.

Ciascuno prese una sedia e la maga lanciò un’occhiata di rimprovero al fratello intimandogli di sedere con gli altri, anziché stare lì impalato come una guardia del corpo. Atres capì al volo e si sistemò accanto a lei.

Sul ripiano del tavolo erano srotolate le carte che Yuri stava consultando.

-Com’è andato il viaggio?- Iniziò Sheila, non perché amasse i convenevoli della conversazione; la sua domanda mirava ad una risposta specifica, ossia se c’era stata una qualche complicazione.

-Sarebbe andato bene se non avessimo avuto certi incontri spiacevoli.- Rispose Jonathan.

-Siete stati seguiti anche voi?-

-Anche?- Chiese Kris, - Vuol dire che anche voi avete incontrato quei soldati con lo stemma del giglio?-

-Il giglio... be’ da noi non si sono presentati in uniforme, ma suppongo che il problema sia lo stesso: c’è qualcuno che vuole impedirci di portare a termine la nostra missione.-

-Già, e a proposito,- Continuò Jonathan, -il Saggio ci ha detto che tu avresti potuto dirci di più su questa missione.-

Sheila, prima di parlare, posò lo sguardo su Kyra: -Tu. Come hai detto di chiamarti?-

-Kyra.- Rispose lei esitante.

-E il motivo per cui ti trovi qui?-

-Crediamo che lei sia una delle persone che stiamo cercando.- Rispose Jonathan per lei, -Però prima avremmo bisogno di qualche dettaglio in più, se voi ce lo potete fornire.-

-Penso che il Saggio vi abbia già spiegato il quadro generale: dobbiamo trovare sei pietre e i loro rispettivi Custodi. Ora, i Custodi hanno dei poteri magici e si riconoscono da un simbolo a forma di stella che compare sulla loro guancia quando li usano. Quanto alle pietre sono di diversi colori e hanno la forma di una goccia ricurva.- Si voltò verso Yuri. -Ti dispiace?-

Questo si tolse la pietra azzurra dal collo e gliela consegnò.

Sheila la mostrò ai nuovi arrivati tenendola sospesa per il laccio come un pendolo ipnotico: -Assomigliano a questa.-

Tutti la osservarono. -E azzurro significa?- Chiese Kris.

-Dovere.- Rispose la maga riconsegnando la pietra al legittimo proprietario. -Yuri è il Custode del Dovere. Dunque, alla luce di quanto ho appena detto, credete ancora che lei sia una delle persone che stiamo cercando?-

Jonathan stava per rispondere, ma Kyra lo interruppe: -Sono la Custode dell’Amore.- Disse, togliendo la sua pietra da sotto la giubba di cuoio. -Dov’è la pietra dell’Odio?-

Sheila rimase senza parole per qualche secondo, non si aspettava che quella pietra le piovesse dal cielo a quel modo. Le vennero in mente centinaia di domande, una su tutte: -Come l’hai avuta?-

Una domanda che Kyra aveva già sentito e a cui sapeva già rispondere:
-Me l’hanno data le ninfe.-

-Hai incontrato le ninfe? Allora saprai molte cose riguardo le pietre.-

Kyra annuì, poi rimasero a fissarsi per qualche secondo, come se la maga cercasse di leggerle nel pensiero.

Jonathan ruppe il silenzio: -Questa è una buona notizia, no? Due le abbiamo, quindi ce ne restano ancora...- Si bloccò ripensando a quello che aveva detto Kyra durante il viaggio: le pietre erano sette. Eppure anche questa donna, poco fa, aveva detto che dovevano trovarne sei. Prima di tradirsi, lasciò che fosse Sheila a rispondere. -Quante?-

-Quattro.- Confermò Sheila.

Jonathan annuì. Di comune accordo avevano deciso di indagare sul numero delle pietre solo in seguito, perciò non disse altro.

-Sapete già come trovare la prossima?- Domandò Kris.

-Dovrebbe esserci un tempio in questa città, il Tempio del Cuore Umano, che custodisce le pietre dell’Amore e dell’Odio. Stavamo appunto cercando di individuarlo.-

-Il Saggio ci ha dato un testo, diceva che ci avrebbe indicato la strada.- Kris mostrò a Sheila la pergamena.

-Amore e Odio nel Tempio del Cuore che è il centro della stella d’oro, dov’è la nera sorella. E’ questo il verso che ci interessa, conosco il testo.-

-E cosa significa?-

-Indica la Città d’Oro nel Regno della Stella, dove siamo ora, ma la posizione del tempio la stiamo ancora cercando su queste carte: dovremmo trovare un luogo il cui nome ha a che fare con una “nera sorella”, ma qui sembra non esserci niente...-

Anche Kris prese una delle carte per aiutare nella ricerca.

Atres si guardava intorno come se avvertisse uno strano presentimento. Vide il bibliotecario che sbucava da dietro uno scaffale e, passandogli accanto, si avvicinava a un punto in ombra sorridendo, e sembrava stesse parlando da solo: -Posso fare qualcosa per voi?- Ma poi si accorse che in realtà  qualcuno c’era, uno strano tipo vestito di nero e a volto coperto, che ora stava uscendo dall’oscurità.

Disse qualcosa in una lingua che solo il bibliotecario capì e quello che sentì lo allarmò.

Iniziò ad agitare le mani e ripeté: -Kuraiboshi Shinden! No! Il Tempio della Stella Oscura! Grande pericolo! Io non so niente...! Via! Wasurero! Dimentica e vai via! Kiken! Grande pericolo!-

Lo sconosciuto lo prese per il collo: -Doko des’ka? Dov’è?- Chiese scuotendo il vecchio.

Questi deglutì e rispose: -Inf... informazione riservata. Non puoi entrare nella seconda sala. Solo i reali, i nobili, chi ha i sigilli: nessun altro deve sapere!-

Anche Sheila lo sentì ed ebbe un’illuminazione: ma certo! Al centro della stella d’oro la sua nera sorella, ossia la Stella Oscura! Senza pensarci due volte si alzò e si avvicinò al vecchio, che agitato, si passava una mano dietro al collo.

-Credo che anche noi dovremmo visitare quella sala.-

Il bibliotecario si voltò verso di lei con gli occhi spalancati: -No, no, proibito! Solo chi ha i sigilli!-

-Un sigillo come questo?- Chiese Sheila mostrandogli la catenella d’oro che portava al collo, c’era appeso un anello d’oro con il simbolo dell’Impero: un iris bianco su fondo blu. Era l’anello dei più importanti Consiglieri dell’Imperatore, da quanto si sapesse non ne esistevano più di una decina in tutto il Mondo di Luce.

-Come... come l’avete avuto questo?-

-E’ autentico non vi preoccupate. E ora fateci strada.-

Il vecchio bibliotecario assunse un’espressione grave: -Va bene, vi farò entrare nella stanza dei nobili, ma tu non puoi...- Disse, puntando il dito verso lo sconosciuto, ma le parole gli morirono sulle labbra nel vedere che non c’era più nessuno in quel punto. Con una certa inquietudine si diresse verso un angolo buio, facendo segno agli altri di seguirlo.

Appesa a una parete c’era una tenda di velluto, uguale ai mantelli delle guardie, il vecchio la scostò rivelando un piccolo cancello dorato.

Mise la mano in una piega della veste e ne estrasse una chiave. La girò con la mano tremante nella serratura e il cancello si aprì con uno squittio.

Si fermò sulla soglia ad aspettare che tutti entrassero.

Atres fu l’ultimo, dopo di che venne il bibliotecario. Ma proprio in quel momento, lo stesso Atres notò uno spostamento innaturale della tenda, come se fosse passato un soffio di vento, insolito in un ambiente chiuso.

Il vecchio, sempre nel più totale silenzio, si avvicinò ad uno scaffale, il più remoto di tutta la sala, chiuso a chiave.

Lo aprì e da un angolo estrasse una vecchissima pergamena.

Con movimenti lenti e cauti la srotolò, poggiandola su un tavolo simile a quello della prima stanza. -Qui è ciò che cercate.- Disse.

Sheila ringraziò: -Potete lasciarci soli?-

Il vecchio annuì rassegnato, non aveva molta scelta dopo aver visto quel sigillo. Quindi tornò nell’altra stanza.

La luce era piuttosto bassa, illuminata solo da alcuni lucernai disposti nella parte alta delle pareti.

Yuri iniziò ad osservare la pianta originale della città: una struttura perfetta. -E’ un pentagono. E qui, proprio al centro è indicato il Tempio della Stella Oscura.-

Sheila precisò: -Non è un pentagono, è una stella, il simbolo della magia.-

-Ora basterà confrontarla con la pianta attuale e troveremo il luogo.- Concluse Kris.

 

* * *

 

Atres era come assalito da una strana sensazione e si aggirava tra gli scaffali pieni di libri importanti, rilegati in oro e antichi, un patrimonio riservato solo ai nobili, una delle tante vie per mantenere il potere attraverso la cultura.

Ad un tratto si appoggiò ad una delle scaffalature immergendosi nella penombra. Con un rapido movimento, si spinse in avanti come per afferrare qualcosa. E qualcosa afferrò.

Una figura vestita di nero, con il volto coperto, lo stesso sconosciuto di poco prima. Lo spinse contro al muro, vicino a una torcia per vederlo meglio e lo guardò dritto negli occhi, occhi allungati tipici dei regni orientali; e vi lesse qualcosa di insolito: lo stupore, la sorpresa nell’aver visto il volto di Atres, come se lo conoscesse.

Sentì lo straniero sussultare e poi tremare leggermente.

-Chi sei, da dove vieni?- Chiese Atres aumentando la stretta attorno alle braccia del suo prigioniero.

Questi si irrigidì, il suo sguardo divenne freddo e tagliente, ma allo stesso tempo bruciante, tanto da metterlo a disagio.

-Il mio nome è Yoruki del Regno del Sole Rosso.- Bisbigliò, poi, con un rapido movimento, ruotando le braccia, si liberò della stretta ed atterrò Atres; fece per colpirlo, ma fermò il suo pugno a pochi millimetri dal volto del ragazzo, tanto velocemente da scostagli i capelli dalla fronte con lo spostamento d’aria. -Voglio solo sapere dov’è il tempio. Non metterti sulla mia strada.- Si alzò. E Atres a sua volta. -La mia strada e la tua vanno dalla stessa parte.- Colpito dalla stranezza di quella frase che gli era uscita tanto naturale, immediatamente si corresse: -Per il momento.-

Lo sconosciuto afferrò il braccio di Atres, piegandoglielo dietro alla schiena e, nonostante fosse più basso di lui, e meno muscoloso, riuscì a spingerlo dov’erano gli altri.

-Abbiamo un nuovo amico!- Farfugliò Atres imbarazzato mentre veniva scaraventato in avanti.

Ma l’attenzione del gruppo fu attirata da Yuri che annunciava: -Eccolo.-

Tutti si precipitarono intorno al tavolo.

Questi cominciò: -Noi siamo nel quartiere reale, al centro della città nella pianta attuale, ma osservando la struttura originaria, la città risulta sviluppatasi, nel corso degli anni, verso est, e questa zona è per due terzi nuova.-

Sheila si intromise: -E siamo completamente fuori dalla stella. La cosa strana è che siamo entrati in città passando per una delle punte, e passati vicinissimi al vero centro.-

Yuri proseguì: -Quindi, se invece di svoltare a sinistra per il mercato, avessimo svoltato a destra, saremmo arrivati al centro, che nella pianta nuova corrisponde esattamente a questo edificio.- Indicò un punto.

Sheila precisò: -Il Tempio della Stella Oscura.-

-Ehi, dov’è finito quel tipo?- Chiese d’un tratto Atres.

-Non è affar nostro.- Sbottò Yuri, -Andiamo.-

 

* * *

 

Raggiunto il quartiere povero, trovarono uno strano giardino circolare, con alti alberi vecchi e morti, al cui centro sorgeva il tempio. Era una costruzione di marmo nero di forma pentagonale, il tetto spiovente, incurvato verso l’alto, nessuna finestra, solo un ingresso ad arco che sembrava dare sul vuoto.

-Credi che dovremmo bussare?- Chiese Jonathan a Kris.

-Non vedo come, dato che la porta non c’è.-

Avanzarono cautamente.

L’interno era illuminato debolmente da un’apertura proprio al centro del tetto, nella parte più alta dell’edificio.

Sul pavimento nero erano disegnati in oro i contorni di un pentacolo, le pareti guardavano al nulla, proprio come l’ingresso: sembravano semplicemente non esistere.

-Ma qui non c’è niente.- Commentò di nuovo Jonathan, -Solo quattro pareti nere.-

Sheila si avvicinò ad una di esse, ma quando cercò di toccarla, la sua mano la oltrepassò, finendo inghiottita dall’oscurità. La ritrasse d’istinto, poi si ricompose e si voltò verso gli altri: -Ci sono quattro possibili strade, una attraverso ogni parete. Io credo che dovremo dividerci. Wasa...-

-Chiamami Kris.-

Sheila annuì: -Kris da questa parte. disse indicando alla sua sinistra, poi proseguì in senso orario, -Jonathan, Atres e Yuri.- Questi si misero in posizione di fronte alle pareti. Ora restavano solo lei e Kyra. -Tu vai con chi preferisci.- La ragazza annuì e si guardò intorno, Jonathan le porse una mano e lei la prese con riconoscenza.

Sheila stava per accodarsi al fratello, ma questi la fermò: -Io me la cavo.- Disse con un sorriso.

Lei lo guardò seria, poi si avvicinò a Yuri. Fissò lo sguardo verso il buio:
-Possiamo andare.- Annunciò.

E tutti insieme fecero il primo passo.


2. Prima Prova - I Demoni della Tomba

 

Varcare il confine, attraversare le pareti, fu come entrare nel vuoto, e tutto scomparve.

Kyra si voltò da ogni lato e non vide assolutamente niente, cercò Jonathan, lo chiamò.

Con sollievo sentì il contatto con la sua mano, e la voce calda del ragazzo che rispose: -Sono qui. Anche se no so esattamente dove sia il qui... Potremmo andare avanti, se solo sapessi dov’è l’avanti!-

Fecero qualche passo e pian piano iniziarono a distinguere i propri contorni, videro che la luce proveniva da una piccola, pallida e lontanissima luna spaurita in un cielo nero.

Si accorsero che anche il suolo cambiava: non era più liscio come il pavimento all’interno del pentagono, ora sembrava di camminare sul terreno, un terreno umido.

Di lì a poco si alzò una leggerissima nebbia bianca.

Kyra rabbrividì. -Questo posto... ma come ci siamo finiti?-

-Non lo so, ma la cosa che vorrei sapere è come ne usciamo.-

Sul terreno comparvero gradualmente delle pietre sgretolate, coperte qua e là di muschio.

-Che cosa sono?- Chiese Kyra.

-Lapidi.- Incrinate, spezzate, semi sepolte, erose dal tempo, Jonathan proseguì: -E’ come se fosse un vecchio cimitero.-

Kyra si guardò attorno un po’ preoccupata e cercò di scaricare la tensione parlando: -Non ero mai stata in un posto come questo prima d’ora.-

-Neppure io!-

-Volevo dire, non ho mai visto un cimitero, non che io ricordi, anche se avrei voluto.-

-Avresti voluto vedere un cimitero?-

-Avrebbe voluto dire avere tombe su cui piangere, le mie radici, una vita normale invece di passare gli ultimi dieci anni con le ninfe in quella specie di prigione tra le montagne, costantemente sorvegliata e protetta come se fossi una bambina indifesa, incapace di lottare...-

-Non credere che avere una tomba su cui piangere ti farebbe sentire meglio, mio fratello...- Ma si interruppe come se gli fosse venuto in mente qualcosa, -Aspetta, quanti anni hai?-

-Io... diciotto, perché?-

-E allora, i primi otto anni di vita dove li hai passati?-

-Come scusa?- Ad un tratto si fece nervosa.

-Hai appena detto di aver passato dieci anni con le ninfe, e prima? Dovresti avere qualche ricordo dei tuoi genitori.-

-Ho detto dieci anni? Devo essermi sbagliata.- Si corresse lei, -Insomma, è da tanto che sto con loro, ero molto piccola, non ricordo niente, solo che mi hanno trovata che girovagavo nei boschi...-

-Scusa non volevo rivangare brutti ricordi, ma il tuo nome...-

-Kyra, me l’hanno dato loro, nella lingua delle ninfe significa “portatrice di luce”.-

-Sai, credo ti si addica.- Disse lui sorridendole.

Lei arrossì, poi cambiò discorso: -Che stavi dicendo di tuo fratello?-

-Lui era un Cavaliere, il più brillante di tutto l’ordine, finché un giorno...-

Ma il discorso di Jonathan venne bruscamente interrotto quando Kyra improvvisamente si aggrappò a lui.

Mentre camminava aveva sentito qualcosa attorno alla caviglia, una stretta gelida che la tirava verso il basso.

Urlò.

Soprattutto per lo spavento.

Il dolore venne più tardi, quando con un strattone fece per liberarsi dalla presa e si ritrovò seduta sul terreno.

Sentì il battito accelerare, il respiro farsi affannoso, si guardò la caviglia.

C’era ancora qualcosa attaccato.

Con uno sforzo cercò di mettere a fuoco: era una mano?

Sì, una mano scheletrica staccata dal braccio a cui apparteneva, da quello che un giorno era stato un corpo mortale.

Cercò di gridare qualcosa, ma non le riuscì, mentre quelle ossa grigiastre continuavano a stringere.

Jonathan cercò di aiutarla, ma appena l’ebbe sfiorata, sentì qualcosa dietro di lui che si faceva strada tra la terra fangosa.

Si voltò.

-Ognuno pensa per sé cavaliere.- Disse una voce proveniente dal nulla.

Il ragazzo si trovò di fronte ad uno scheletro completo, animato, eretto davanti a lui, emerso dalle viscere di chissà quale abisso.

Dalle sue occhiaie cave e buie e dalla sua bocca aperta si poteva sentire il gelo della morte che aveva fissato su di un volto una volta di carne quell’espressione raggelante, come raffigurazione delle agonie della tomba.

Kyra era ancora a terra e cercava di liberarsi dalla morsa della mano dando dei colpi con la gamba al suolo.

Ad un tratto si fermò atterrita. Vide uno scheletro che emergeva dal terreno e si poneva dritto in piedi di fronte a lei.

La gola le si serrò del tutto.

Quello era evidentemente il proprietario dell’arto.

Alzò il braccio monco in direzione di Kyra e la mano tornò al suo posto, fluttuando nell’aria.

La ragazza indietreggiò, Jonathan la aiutò ad alzarsi.

Kyra cedette sulla caviglia con una smorfia.

E’ rotta.” Si disse.

Jonathan ebbe il coraggio, e la voce, per chiedere: -Chi siete?-

Uno dei due, non si sa quale fosse, rispose con la stessa voce inquietante di poco prima: -Siamo i demoni della tomba e siamo la vostra prova. Se volete proseguire dovete sconfiggerci. Siamo qui per combattere, Cavaliere.- Detto questo fecero un passo in avanti.

Kyra sentì il brivido di freddo che percorse il corpo del ragazzo.

Sono un peso.” Pensò, così gli sussurrò: -Lasciami, ce la faccio. Combattiamo.-

Entrambi estrassero la spada dandosi le spalle.

Uno scheletro si avvicinò a Jonathan, questi, con un colpo secco della lama, gli staccò di netto un braccio, ma il demone, con l’altra mano gli afferrò il polso destro. Il dolore gli fece cadere la spada. Lentamente si inginocchiò a terra, cercò di concentrarsi e di non pensare alla fitta acuta che si diramava fino al gomito, mentre lo scheletro ripeteva: -E’ tutto qui quello che vali, Cavaliere?-

Jonathan strinse i denti, la sua spada era lì accanto, la spada di suo fratello Julian, simbolo del suo onore, la spada per cui aveva lottato, che era stata affidata nelle sue mani come decorazione del suo valore, con la quale aveva vinto tante battaglie.

Fece uno sforzo e l’afferrò con la mano sinistra.

Quando la sentì di nuovo sotto le dita, fu come ricevere una sferzata di energia; con un fendente di ritorno, tranciò entrambe le gambe dello scheletro che lasciata la presa cadde a terra, infrangendosi come un vaso di coccio.

Kyra continuava a colpire, mantenendo il peso sulla gamba sana, cercando di essere il più precisa possibile, con la testa straziata dallo stridio della lama della sua spada che andava a cozzare con le ossa.

Riusciva solo a difendersi dai tentativi di afferrarla di quel demone sogghignante. -Ho dovuto romperti la caviglia perché il duello fosse equilibrato, tu hai un’arma in più. Sta a te saper sfruttare il tuo vantaggio.-

I suoi poteri erano la prima cosa che le era venuta in mente, ma non riusciva assolutamente a concentrarsi, quindi puntava tutto sulla sua spada.

Lo scheletro a terra sembrava non muoversi più, così Jonathan cercò di intervenire per aiutare la ragazza in difficoltà, ma venne di nuovo fermato.

-Non ancora, Cavaliere, lasciala combattere.- Era un nuovo scheletro che si avvicinava.

Il ragazzo strinse forte l’impugnatura della spada con la sinistra, questa volta lo sfidò: -So usare questa mano bene quasi quanto l’altra. Non mi fermerai!-

Così dicendo si lanciò verso il demone con agilità, lo aggirò e quando fu alle sue spalle, con un colpo vibrante gli staccò di netto la testa, poi con l’elsa lo spinse, mandandolo a frantumarsi contro il suolo.

Guardò verso Kyra: lo scheletro che combatteva contro di lei era di nuovo privo del braccio, ma la ragazza non riusciva a cavarsela.

Aspettò il momento giusto: un contraccolpo che la fece indietreggiare più del solito, e lanciò la sua spada; questa, ruotando tagliò l’aria e andò a colpire il demone proprio in mezzo alle costole, tranciandolo a metà.

Il mucchio d’ossa franò a terra e la spada cadde parecchi metri più avanti.

Kyra trasse un sospiro.

Mentre Jonathan si avvicinava a lei, notò che il terreno, nel punto in cui era caduta la spada, la stava lentamente inghiottendo. -La spada di Julian!-